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  • Maura del Serra

Campana


MAURA DEL SERRA, L'immagine aperta. Poetica e stilistica dei Canti Orfici, Firenze, La Nuova Italia, 1973

MAURA DEL SERRA, Campana, Firenze, La Nuova Italia,1974


Le due pubblicazioni hanno evidentemente diversa misura: ponderosa ed analitica la prima, più agile e sintetica la seconda. Entrambe obbediscono tuttavia all'assunto fondamentale d'una periodizzazione ternaria del corpus campaniano [...]. I tre periodi sono individuati in base al rapporto che il poeta avrebbe via via istituito tra parola poetica e realtà, e, in particolare, il primo sarebbe connotato dall'uso dell'"oggetto-ricordo", il secondo da quello del "simbolo-storia", il terzo da quello dell'"analogia-visione"; segnerebbero così le tappe di un progressivo arricchimento della parola poetica fino alla loro fusione, corrispondente appunto all'"immagine-visione" (e, sul piano biografico, alla follia patente). Tale percorso poetico, se appare meno esplicito - ma pur sempre evidente - nel più svelto profilo del "Castoro" (di cui tuttavia va poi segnalato tra l'altro la pregevole nota bibliografica, che contiene un lucido esame delle posizioni critiche su Campana) è istituito programmaticamente nella prima parte dell'opera (appunto: Storia del divenire) e verificato capillarmente nella seconda ( Il "milieu" culturale e stilistico dei "Canti Orfici"); che è poi la parte più delicata e meritevole, dedicata com'è all'escussione della tecnica poetica di Campana ed alla definizione delle sue composizioni più significative, giusta un'analisi stilistico-espressiva valevole a collocare questo volume tra i fondamentali intorno al poeta di Marradi.


PAOLO BRIGANTI

"Gazzetta di Parma", 22 aprile 1974

"La Rassegna", ottobre 1974

L'anno passato fu l'anno del convegno su Dino Campana e della mostra bio-bibliografica campaniana.

Ma l'avvenimento più importante dell'anno campaniano è costituito certamente dal rinvenimento inatteso del manoscritto originale dei Canti Orfici.

Meritano di essere segnalati, sempre su Campana, due recentissimi saggi di Maura Del Serra, una giovanissima studiosa di scuola fiorentina: il primo, dal titolo L'immagine aperta, è un'analisi puntigliosa dell'intera opera poetica di Campana, intesa al rilevamento dei dati stilistici e simbolici; il secondo è un agile profilo biografico e critico di Campana, apparso nella collana "Il Castoro". Entrambi i libri sono editi dalla Nuova Italia di Firenze.


LANFRANCO CARETTI, Per Dino Campana

"L'Approdo", 20 maggio 1974

MAURA DEL SERRA, Campana, Firenze, La Nuova Italia, 1974


Questo poeta grande e pazzo [...] sembra rivivere una stagione quasi di popolarità, certo di seria rivalutazione: convegni, edizioni, studi critici. Ottimo quindi che la collana parascolastica e monografica del "Castoro" gli dedichi questo volumetto ricco almeno di notizie ed equilibrato criticamente [...]. Come costume e struttura della collana l'autrice segue opera per opera il Campana dai Canti Orfici ai Taccuini ai Frammenti e ai Versi sparsi; poi in tre capitoli Dalla storia all'analogia, L'eros e il simbolo e Il ritorno analizza la poetica, le motivazioni e il situarsi nella storia di Campana. Infine un ricco capitolo finale ripercorre l'andamento della critica più seria nei confronti del poeta, approdando al fondamentale giudizio di Mario Luzi per cui Campana non soggiace all'egocentrismo frustrato della coscienza novecentesca post-baudeleriana e post-leopardiana, ma propone "la completa integrazione dell'uomo nella vicissitudine del mondo".


PIER FRANCESCO LISTRI

"La Nazione", 21 agosto 1974

MAURA DEL SERRA, Dino Campana, Firenze, La Nuova Italia, 1974, pag.128; e L'immagine aperta, Firenze, La Nuova Italia, 1973, pag. 358


Questa della D.S. è la prima indagine integrale, dopo quella del Galimberti nella sua monografia del 1966, dei Canti Orfici di Dino Campana. L'indagine è appuntata sullo studio dei tratti salienti dello stile di Campana e dell'evoluzione dei suoi stati cromatico-musicali. Ad essere posti in primo piano sono la valenza analogica delle immagini, ottenuta attraverso l'uso di stilemi decadenti di partenza e la rarefazione linguistica del materiale letterario inizialmente scelto ed adottato. Attraverso un'accurata analisi delle fonti, dei richiami e dei paralleli culturali ottocenteschi, italiani e stranieri, l'autrice giunge ad identificare nei motivi dell'ambiguità e della sperimentazione stilistica l'anticipazione di quelle direzioni letterarie novecentesche, che di lì a poco si riveleranno fortemente operanti nell'orizzonte della lirica europea dal post-simbolismo al cubo-futurismo all'espressionismo fino alla controversa rivolta dadaista.


FILIPPO BETTINI

"La Rassegna della Letteratura Italiana"

dicembre 1974

MAURA DEL SERRA, Campana, Firenze, La Nuova Italia, 1974


Denso invece di dati informativi molto accurati, questo profilo è frutto di un rigoroso montaggio che nella ricostruzione di Campana come uomo e come poeta non ha trascurato nulla. La messe di informazioni così raccolte - spaziante dalla notizia tutta privata alla casistica delle fonti - non rimane un inerte ammasso buono solo a denunciare una diligente fatica, un'attività sostanzialmente passiva; al contrario essa serve alla Del Serra per fare giustizia di tanta mitologia d'accatto che su Campana resta un po' sempre cronica e di giudizi distratti, superficiali o di maniera sovente cristallizzatisi in veri e propri luoghi comuni. Due temi affrontati dalla Del Serra valgono a dimostrare, a titolo di esempio, la giustezza di queste affermazioni: il rapporto Campana-D'Annunzio e quello fra Campana e i futuristi. Per quanto riguarda il primo, gran parte della critica favorevole al poeta di Marradi ha sempre avvertito la necessità di salvarne la validità minimizzando l'influenza dannunziana. La Del Serra, forte dell'esito di minuti raffronti stilistico-tematici, riconosce l'ampio debito contratto da Campana verso l'Immaginifico, ma fa consistere altrove la validità del primo e cioè nell'aver soppiantato il mito mercificato di D'Annunzio con quello autenticamente vissuto nell'interiorità. Anche sul futurismo di Campana si è parecchio discusso: chi lo ha negato e chi gli ha affidato un ruolo determinante nello sviluppo poetico campaniano. La Del Serra ancora una volta sceglie la via indicatale dalla metodica indagine e rileva la fertile ambiguità del Nostro verso il Futurismo. Non si può dire che queste della Del Serra siano delle scoperte veramente originali, certo è però che per la prima volta vengono massicciamente dimostrate.

Completa l'utile lavoro una bibliografia distesamente ragionata: basterebbe da sola a rendere apprezzabile questo volumetto.


(P.Ba.)

"Studi Novecenteschi"

marzo 1975

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