Cerca
  • Maura del Serra

Dalla parità alla pari opportunità: il lungo cammino della medicina al femminile

Nel campo specifico della medicina, la parità prima e ora la pari opportunità hanno incontrato storicamente dissensi ma anche favori e consensi.

Noi veneti ricordiamo con un certo orgoglio la data del 25 Giugno del 1678 data in cui Elena Cornaro Piscopia, dal nome del feudo che i suoi avi ebbero nell'isola di Cipro, discusse la tesi dottorale in dialettica (così allora era chiamata la filosofia) dopo un corso di studi che, come racconta Francesco Zanotto nella sua Storia Veneta data alle stampe nel 1867, riscosse "ammirazione quando agli studii delle lingue e della musica aggiunse quelli delle scienze più astruse e severe compresa la medicina".

Continua Zanotto: "La insolitezza della cerimonia chiamò in Padova un numero straordinario di spettatori, a tale che non credendosi bastare il solito luogo fu scelta in quella vece la cattedrale, nella quale si collocò la tribuna a lato all'altare della Madonna; e, alla presenza di più di migliaia di persone, giunta Elena prostrossi innanzi tratto a piè della vergine invocando il suo aiuto e quindi espose, come volea l'uso del tempo, il testo del filosofo, ed ebbe quindi per unanime consentimento la corona d'alloro, la quale unitamente all'anello e mozzetta dottorale, le fu data da Carlo Rinaldini suo promotore".

Era la prima donna laureata nella storia e non lo fu in seguito in Teologia nonostante avesse terminato gli studi, non "perchè meno valesse in questa scienza" scrive ancora Zanotto, "che nell'altra, ma perché, messa in discussione la cosa tra uomini reputati, fuvvi tra essi chi con l'autorità di San Paolo che scrisse: Mulieres non docent, conchiuse non doversi ciò fare".

Il 1678 è una data miliare per le donne perché con questa cessa la discriminazione che impediva di fatto la loro frequenza degli insegnamenti universitari che era stata motivo nel medioevo persino di processi.

Ma le donne hanno esercitato la medicina pure in epoca antica, anche se dovettero costantemente battersi vincendo la diffidenza della società maschilista del tempo. Molte di esse si distinsero con coraggio nell'arte medica.

Erodoto ci racconta che donne operavano in Egitto nel V secolo a.C.; oggi sappiamo con certezza che effettuavano parti cesarei. Ma ancora prima la regina egiziana Hatshepsut nel 1485 circa a.C. viene ricordata e citata in una epigrafe come famosa conoscitrice dell'arte medica.

Nell'Atene dell'inizio del terzo secolo avanti cristo alle donne era vietato, pena la morte, di esercitare la medicina. Questa notizia, tramandata da fonti medioevali, ha una semileggendaria protagonista: Agnodice. Era questa una donna giovane e bella, non disponibile ad accettare il ruolo che al suo genere veniva assegnato in quell'epoca: quello cioè di moglie e di madre. Si racconta che Agnodice non sia stata solo medico del corpo ma anche dell'anima, fino a sedurre psicologicamente le pazienti e far ingelosire i loro mariti. Per esercitare la professione del medico fu costretta a travestirsi da uomo assumendo il nome di Leonida. Scoperta e condannata, ottenne la grazia con l'appoggio delle altre donne ateniesi che iniziarono lo sciopero sessuale così come avviene nella Lisistrata di Aristofane. Sarà l'unica fra le donne a poter esercitare l'arte medica per giunta in veste femminile.

Da questo episodio è stata tratta una versione teatrale di Maura Del Serra, una delle voci più intense e più originali della poesia italiana.

Un secolo dopo è ormai provato che una donna dal nome di Antioca divenne tanto esperta e famosa da essere citata da Galeno come fonte di utili prescrizioni. Gli abitanti di Tlos, antica città della Licia, le dedicarono una statua.

A Roma l'ostetricia era appannaggio delle donne; una di queste scrisse un libro sul ciclo mestruale e sull'aborto (Elephantis) nel secondo secolo d.C. Nella gravidanza e nel parto si compie quindi l'unico ruolo socialmente concesso alle donne.

Cornelio Celso autore di Artes, un vasto trattato enciclopedico, loda le donne medico romane. Ma il medico figura maschile sostituisce la levatrice quando la generica competenza tecnica di un universo tipicamente femminile deve essere supportata e sostituita dall'abilità teoricamente strutturata che consente l'uso di uno specifico strumentario.

Nel medioevo il ruolo della donna si esprime quasi totalmente nell'assistenza infermieristica e nella pratica ostetrica.

Ed è proprio nel primo periodo della scuola Salernitana, intorno all'anno mille, che emerge una figura rappresentativa di donna medico di nome Trotula assieme anche ad altri nomi: Abella, Mercuriade, Rebecca, Guarna e Costanza Calenda.

Trotula, che proveniva dalla famiglia salernitana De Ruggiero di origine longobarda, era, secondo la tradizione, una bellissima donna, tale da far innamorare quanti frequentavano la scuola. Il suo femminismo era tale che nei suoi insegnamenti non mancava di evidenziare costantemente il ruolo essenziale rivestito dalla donna nelle varie fasi della vita. Si dice che fosse così brava che non c'era a Salerno chi potesse competere con lei.Ci ha lasciato diversi insegnamenti raccolti nel De mulierum passionibus in, ante et post partum, che, come si può evincere dal titolo, è incentrato sulla gravidanza e puerperio, ma si allarga anche a comprendere la malattia della epilessia e l'odontoiatria. In un altro testo a lei attribuito, Pratica brevis è interessante questa raccomandazione: "Quando visiti il paziente chiedigli dove ha male, poi sentigli il polso, tocca la sua pelle per sentire se ha febbre, chiedigli se ha preso freddo e quando ha incominciato a star male e se sta peggio di notte. Guarda l'espressione della sua faccia, verifica la tensione dell'addome, chiedigli se l'urina passa con facilità, guarda con cura l'urina, verifica se vi sono macchie sul corpo e se non ne ha chiedigli se ha consultato qualche altro medico e quale era il suo responso. Chiedigli se non ha mai avuto un malore e quando. Poi, avendo trovato la causa del male, sarà facile determinare la cura". Una raccomandazione che conserva ancora oggi tutto intero il suo significato.

Ma se in Italia la donna sembra aver ricevuto in tutte le epoche un'educazione medica e in casi eccezionali ha occupato anche cariche di insegnamento, nel resto del mondo ciò non si è verificato se non molto tardi; basti questo episodio ad esprimere quali pregiudizi esistevano e ponevano le donne su di un piano morale separato che ci illumina sugli abiti mentali del tempo.

Il dott. James Barry (1797-1865), ufficiale medico dell'esercito inglese, godette di una reputazione di abile chirurgo per circa 50 anni. Era di bassa statura con voce stridula e faccia glabra. Durante l'esercizio professionale questo suo aspetto non sollevò mai dubbi nel corpo degli ufficiali, tra l'altro fu anche un provetto tiratore. Ma Barry era una donna, confermata solo alla sua morte dall'autopsia. Il ministero della guerra e tutta la classe medica del tempo furono colti da tale imbarazzo che la inattesa scoperta fu nascosta all'opinione pubblica del tempo e ufficialmente il dott. Barry fu sepolto come ufficiale e uomo di Sua Maestà.

Questi pregiudizi li ritroviamo anche nel mondo nuovo negli U.S.A e sono così radicati che negli atti dell'A.M.A. (American Medical Association) possiamo trovare questo breve intervento che la dice lunga sul ruolo della donna nella società del tempo (1871): Un'altra malattia è diventata una epidemia. "La questione della donna, in relazione alla medicina, è solo una delle forme in cui la Pestis Muliebris infastidisce il mondo. In altri modi essa attacca l'aula del tribunale, dibatte fra i banchi della giuria, e chiaramente ha intenzione di salire sopra il seggio parlamentare; essa lotta, invano, per raggiungere l'abito sacerdotale e tuonare dal pulpito; urla agli incontri politici, arringa nell'aula universitaria, infetta le masse con il suo veleno e trafigge persino il triplice ottone che circonda il cuore del politico".

Solo nel 1915 alle donne fu data piena partecipazione all'A.M.A. e nello stesso anno fu fondata l'American Medical Women's Association.

L'Italia non pose mai, apparentemente sola nel mondo civile, ostacoli alle donne ad accedere alle università e all'insegnamento.Voglio ricordare a tal proposito Anna Morandi Manzolini (1716-1774), che, per poter aiutare il marito pittore che doveva eseguire modelli anatomici in cera, perfezionò gli studi di anatomia fino al conseguimento della cattedra di Anatomia umana nell'Università di Bologna.

La Rivoluzione Francese introdusse tra le altre cose la parità uomo-donna e questa fu riconosciuta per legge anche nell'ambito dello studio e della pratica medica. Comunque sacche di resistenza sono state presenti fino a molto tempo dopo anche in Francia.

Marie Curie, scomparsa nel 1934, ricevette il premio nobel in fisica nel 1903 e nonostante avesse attirato l'attenzione del mondo scientifico per questo premio si è vista rifiutare l'ingresso nell'Accademia Francese delle Scienze. Il rifiuto venne deciso per un voto ed è da notare che la scienziata aveva già ricevuto il riconoscimento della Legion d'Onore che poi rifiutò. E questo rifiuto si rivelò ancora più assurdo dopo il secondo Nobel, questa volta ottenuto per gli studi di chimica (era per la prima volta per una donna). Se questi risultati scientifici dimostravano che una donna poteva brillare intellettualmente, avere tra l'altro un matrimonio felice coronato da due figli, i pregiudizi di genere erano duri a morire.

Tra i suoi appunti c'è un brano scritto nel 1921 (era vedova dal 1906) che dimostra il carattere e la tenacia di questa donna che era andata avanti a dispetto della sofferenza fisica, della indifferenza e anche di difficoltà finanziarie: "L'umanità certamente ha bisogno di uomini pratici, che offrono il meglio del loro lavoro, e senza dimenticare il benessere generale, salvaguardano i propri interessi. Ma l'umanità ha bisogno anche di sognatori, per i quali lo sviluppo disinteressato di una impresa è così accattivante che diventa impossibile per loro dedicare la loro attenzione ai loro profitti materiali".

Negli ultimi 50 anni le donne sono entrate prepotentemente nella professione medica ed hanno contribuito in maniera peculiare allo sviluppo della scienza e arte medica. Nel 1947 annoveriamo la prima donna premio Nobel per la medicina e la fisiologia. Si chiamava Gerti Theresa Cori. I suoi studi avevano dimostrato un importante concetto di genetica, cioè che un difetto enzimatico poteva essere congenito e causa di un disordine metabolico. Trenta anni dopo

Rosalyn Yalow per suoi studi di radioimmunologia ricevette il secondo premio Nobel attribuito ad una donna.

E non possiamo dimenticare, a questo punto, Rita Levi Montalcini (Torino 1909), che ha svolto attività di ricerca nel Missouri e Nashville, scoprendo il fattore di crescita della fibra nervosa, Nobel per la medicina e prima donna ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze.

Siamo giunti a questi livelli con molta fatica e il cammino non può dirsi concluso. Ritengo positivo che non sia così, perchè ulteriori passi avanti che permettano l'avanzamento della donna nella società e che non siano limitati come nel passato in ambiti ristretti, sono un segnale con innegabili risvolti positivi per la nostra società. Non è comprensibile (voglio solo limitarmi alla politica della Fnomceo) che, quando discutiamo di codice di deontologia medica, quando parliamo di procreazione assistita, di clonazione e di riproduzione, le nostre donne non siano partecipi a queste discussioni. È innegabile che i contenuti risentano di tale mancanza e lo sviluppo del pensiero complessivo verso sempre migliori condizioni di vita ne abbia a soffrire.

La donna medico si è conquistata uno spazio sempre più ampio, un ruolo sempre più incisivo nella professione, dando prova di doti che tra l'altro non sono mai state messe in dubbio di efficienza e capacità. Questo dimostra che il lungo cammino di conquista attraverso i secoli ha reso le donne sicuramente molto meno pigre degli uomini e quindi più determinate e a mio avviso più brave.


12/06/2007

Maurizio Benato

Vice Pres. FNOMC e O e Pres. OMC e O Padova

16 visualizzazioni