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  • Maura del Serra

Aforismi


Nota al testo in MAURA DEL SERRA, Aforismi, Edizioni Via Del Vento, 1995

Nella vasta produzione di Maura Del Serra - che si articola nei "generi" del saggio, della poesia, del dramma - l'aforisma che qui viene dato alle stampe per ultimo, offre l'evidenza che da un'unica fonte limpida e ardente derivano gli innumeri filoni di un'opera in sommo grado differenziata.

Nel suo già lungo corso - per un poeta ancor giovane - dalla prima raccolta del '78 ad oggi, la lirica si consacra a catturare nelle sue variegate oscillazioni il tessuto dell'armonia: aurea misura, conciliazione degli opposti che si attinge mediante la faticata accettazione del limite ("[...] ma l'equilibrio, il limite, l'amor fati, la pura / e sagace obbedienza all'aurea misura [...]").

Il dramma - che scorre parallelo alla lirica dalla fine degli anni ottanta, da La fonte ardente a Lo spettro della rosa, e si rivela fin dal primo apparire frutto perfetto di una ricchissima maturità - approda alla conciliazione nell'epilogo, cioè con la morte del protagonista, come è proprio della tragedia, consumatosi lungo tutto il suo corso all'attrito della contraddizione, ma mosso e guidato, fin dalla più sotterranea vena, da un'ansia di "equilibrio che ignora il compromesso".

Solo una profonda comprensione della differenza tra equilibrio e compromesso aiuta a cogliere il seme, complesso e unico, da cui svetta, in tutte le sue forme, la denkende Dichtung di Maura Del Serra, che si libra sull'oximoron. La scelta, per i saggi come per i drammi, di personaggi estremi - da Simone Weil a Jahier, a Inés de la Cruz, a Don Milani - per cantare le lodi della misura. E la vita stessa di Maura, a tutto tondo, ove uno spirito così acutamente sensibile alle lacerazioni provocate dagli opposti riesce a risolvere in armonia il cozzo tra i teneri e caldi interni familiari, i nodi di spinosa angoscia che la problematicità del mondo coagula nel cuore, l'appello dell'assoluto, che solo un capello separa dalla fascinazione dell'ascetismo, il quale arde la poesia come un rogo e conduce al silenzio, la serena ragione che mite si rifiuta all'annullamento. Così "con lievi mani", Maura ci traghetta oltre il gorgo delle dicotomie tragiche che ha inghiottito, tra i suoi cari russi, il vecchio Tolstoj e l'infelice Cvetaeva. Questa armonia, che è la quadratura del circolo, e non spegne l'ardore del fuoco, non soffoca l'impeto della fonte, è, appunto, il superamento delle incompatibilità romantiche, la riscoperta del miracolo rinascimentale che legava cielo e terra inchinando il vigore potenzialmente violento dello slancio nella curva materna della cupola - quella famosa del Brunelleschi, o l'altra più modesta e non meno perfetta del Vitoni - che plasmò il gusto e l'animo di Maura bambina.

È un equilibrio ritrovato attraverso un ripetuto immergersi - coi personaggi dei drammi, dei saggi - nei gorghi più ruggenti, sui fondi più taglienti della separazione, patendo acutamente il divaricarsi dell'alto e del basso per operare il recupero della terra, della tenebra, la loro reintegrazione ai regni dell'aria e della luce. Lo spettro della rosa offre una chiara sintesi dei due modi, ma già vi alludevano Simone e Inés da quei loro drammi ove fin dal titolo trionfa il fuoco che sposa la terra all'aria: La Fenice, cioè l'uccello di fuoco, e La fonte ardente, fino alla rosa di Nijnskij che è anch'essa figura del fuoco, come la danza che si avvolge nell'aria come fiamma. Sempre più urgente in questi ultimi anni - gli anni della maturità, in cui il sole al suo zenit «manda / i suoi raggi diritti e non obliqui, / come per suscitare dirittura nei cuori» - cresce l'ansia di reintegrare al fuoco, all'aria, le vene magnetiche della terra. È sotto il raggio dritto di questo sole ardente che Maura si cala, ad esempio, nel mondo di Sandro Penna.

Non ci si aspetti qui di veder derivare dalla prosa dei saggi la "prosa" degli Aforismi. Gli Aforismi sono tanto poco prosa quanto lo Spettro della rosa che pure non è stampato in versi. E a differenza di quel che accade in altri poeti/saggisti (Luzi giovane e Cristina Campo) qui anche la lingua è diversissima nel saggio critico da quella della lirica e del dramma. Ma ciò non significa che il vastissimo lavoro critico - che pur si vuole scientifico - sia meno essenziale della lirica o del dramma al processo di composizione di questi "cristalli", benché la loro sostanza di saggezza sia indissolubilmente calata in una forma che il saggio non sembrava preparare. Nella divisione totale dell'opera di Maura Del Serra saggio critico, dramma e traduzione sono tre diversi modi di immergersi nelle "vene magnetiche della vita", come la diversità dei personaggi/specchio non fa che moltiplicare l'intensità del raggio che penetra nel profondo fino al centro cioè all'unità ("L'innumerevole centro del mondo / s'alza dal melo del giardino urbano, / dall'altèra sequoia, [...] / dalla squallida antenna [...]"). Campana e Proust, Herbert e Rublijov, la Weil e Nijnskij - tutti questi diversissimi artisti, o personaggi, - di cui alcuni appaiono volta a volta nel dramma e nella lirica, nel dramma e nel saggio, nel dramma e nella traduzione e così via - sono specchi che si offrono a questo poeta perché vi si riconosca, e quindi li offra a noi dopo averli resi puri col vapore vivo del suo fiato, come ci offre l'acqua raccolta nel cavo delle sue mani.

Ultima essenza poesia/agape, ("la più nobile che è specchio della verità", quando l'artista ha la generosità di "farsi trans-parente": apparire a chi legge nella sua opera il proprio esistere, come un parente, suo congenere e prossimo che è evangelicamente, "come se stesso"») gli Aforismi - come gemme tagliate da un maestro di grande talento - catturano nelle loro faccette la luce, e la moltiplicano finché essa ri-susciti il mondo.


MARGHERITA PIERACCI HARWELL

Gli "Aforismi" di Maura Del Serra

Poetessa, drammaturga, saggista, traduttrice e ora persino autrice di una serie di illuminanti massime "filosofiche". La scrittrice pistoiese Maura Del Serra ha dedicato la sua ultima fatica letteraria alla raccolta di un consistente gruppo di Aforismi. Le massime sono state pubblicate in questi giorni nella collana "Ocra gialla" delle edizioni di Via del Vento dirette da Fabrizio Zollo che, dopo la pubblicazione di tre volumi rispettivamente di Bigongiari, della Manzini e di Boine, ha scelto come quarto libretto questa ultima opera della Del Serra. Addentrandosi in un universo letterario che tanto successo ha avuto in passato (si ricordano per tutti i pungenti aforismi di Oscar Wilde), l'autrice pistoiese ha messo insieme massime che spaziano sugli argomenti più disparati: dal senso della religiosità alla fotografia, dai molteplici significati e usi della parola al poetare. Ed è infatti soprattutto ai poeti e alla poesia che Maura del Serra ha dedicato buona parte dei suoi aforismi. Sulla copertina del volumetto un suggestivo disegno di Schiele propone una figura femminile che ci introduce alla femminile sensibilità delel "sentenze filosofiche" che compongono questo volumetto.


"La Vita", 14 maggio 1995

Maura Del Serra su "Ocra Gialla"

Dopo Piero Bigongiari, Gianna Manzini e giovanni Boine, il quarto volumetto editato dalle edizioni Via del Vento nella collana "Ocra Gialla" è stato dedicato agli Aforismi di Maura Del Serra. Docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all'Università di firenze, poetessa, drammaturga, traduttrice e critico letterario, Del Serra ha pubblicato otto raccolte poetiche ed è autrice di volumi e saggi critici dedicati ad una ampia corona di poeti e scrittori connotati dalla profondità della ricerca etico spirituale e stilistica, di traduzioni di autori congeneri e di diverse pièce teatrali.

Oltre settanta aforismi quelli raccolti nel volumetto che Pieracci definisce "gemme tagliate da un maestro di grande talento". Massime di grande rigore intelletuale che Del Serra affida al lettore che chiama a riflettere sui grandi temi estetici e filosofici. Il libretto è in vendita nelle librerie e spedito su abbonamento annuale.


C.L.

"Il Tirreno", 16 maggio 1995

Poesia donna

[...] Vorrei segnalare un delizioso libricino. L'ha scritto Maura Del Serra, poeta fra i più notevoli per lingua e densità tematica della sua generazione. S'intitola Aforismi (Pistoia, Via del Vento Ed.) e reca in appendice una bella nota di Margherita Pieracci Harwell. Che il lavoro della Del Serra si volga alla poesia, al saggio, al teatro o all'aforisma, come in questo volumetto, esso sa mantenere ogni volta quell'alto grado di limpida decantazione che mai prescinde da un processo dialettico interno, in cui gli oggetti poetici e drammaturgici vengono "esaminati" in tutto il loro spettro espressivo e allusivo [...]


LUIGI FONTANELLA

"America Oggi", 7 aprile 1996

Ditelo con un aforisma

Nella sua più lata accezione la "massima" è una sentenza tratta dall'esperienza. Altrimenti detta aforisma, racchiude e riassume in brevi e succose parole il risultato di osservazioni, considerazioni, esperienze. Nell'ambito letterario, la massima fece apparizione in Italia intorno al Cinquecento con i Ricordi politici e civili del Guicciardini, ma furono i pensatori e moralisti francesi a conferire all'aforisma piena dignità letteraria e stile creando una vera e propria tradizione che nel Settecento trovò i più siginificativi accenti in Chamfort e Voltaire e prima in Montaigne e La Rochefocauld. Anche nella letteratura di ceppo anglosassone è possibile rinvenire la massima specialmente in opere teatrali, saggistiche e nel giornalismo e basti pensare a Walter Pater, Oscar Wilde, G.B. Shaw. In Germania, le caratteristiche dello spirito satirico anglo-sassone e l'ironia tipica intrisa di scetticismo dei moralisti francesi furono recepiti da Lichtenberg che inaugurò una tradizione destinata a protrarsi nel tempo con Friedrich Nietzsche, Karl Kraus e altri. In Italia, nel Novecento, pochi scrittori si sono occupati dell'aforisma e se ne sono occupati di scorcio in opere di differente natura come Panzini, Bontempelli, Flaiano, Conti, Lucrezi. Da poco le "Edizioni Via del Vento" di Pistoia hanno dato alle stampe un volumetto di aforismi (pp. 31, Lit. 5.000) di Maura Del Serra, docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea alla Università di Firenze, poetessa, drammaturga, traduttrice, saggista che ha al suo attivo numerosi volumi. Vincitrice di molti premi prestigiosi per la poesia, il teatro, la traduzione, la Del Serra ha voluto aggiungere al vasto mosaico delle sue opere una tessera nuova: quella dell'aforisma.

È una raccolta di poco meno di cento massime che presenta una sostanza seria, feconda, costruttiva. Gli argomenti sono molteplici e tutti interessanti e sono esposti con una sensibilità tutta moderna con indizi di sapienza e cultura e con uno stile scabro, severo, adamantino che trasforma gli aforismi - come scrive Margherita Pieracci Harwell in una nota al testo - in "gemme tagliate da un grande maestro di grande talento, catturano nelle loro faccette la luce e la moltiplicano perché essa risusciti il mondo".

La Del Serra ha tratto le sue esperienze dalla vita ma soprattutto dalla pratica di letterata dotata di vasta cultura finemente elaborata e senza ombra di mistioni. Da qui ha trovato l'humus che rende fertile la sua opera che, a parte il denso spessore culturale, esibisce acuto spirito di osservazione, ottica grandangolare, originalità e precisione di giudizio. é un continuo scampanio di echi letterari, storici, filosofici, psicoanalitici, sociologici, religiosi etc. Sarebbero tanti gli aforismi illuminanti da citare ma ci limitiamo a riportare solo l'ultimo: "Fare dell'arte un'opera di vita". E opera di vita, espressione di libertà e genialità appare questo volumetto della Del Serra che non ostenta affatto pretese di saggezza ma che tanta ne possiede e ne trasmette.


SALVATORE ARCIDIACONO

"L'Isola", 25 ottobre 1996

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