Cerca
  • Maura del Serra

Agnodice


Immergendo nelle sue radici classiche l'idea e la pratica testuale di un teatro di parola etimologicamente "poetica", capace di porsi al servizio conoscitivo delle complesse forze vitali - della natura, della storia, del mito - Agnodice di Maura Del Serra ci restituisce lo straordinario personaggio di una "scandalosa" donna-medico vissuta in età alessandrina, che accentra in sé - come già la Simone Weil de La fonte ardente e la Sor Juana de La Fenice - gli slanci e le contraddizioni socioculturali, sessuali e familiari della sua epoca inquieta e cosmopolita, assunta come specchio trasparente della nostra. L'alternanza, nel testo, di versi e prosa ha i suoi illustri antecedenti in Dante, nel teatro di Shakespeare e in quello romantico europeo: ma Agnodice si ricollega esplicitamente anche al modello aristofanesco e plautino-terenziano (soprattutto nei personaggi del servo Learco e dell'innamorato Alessandro), alle voci dei lirici greci ed agli apporti di arti tutte novecentesche come il cinema (si veda la battuta finale, che cita quella celebre di A qualcuno piace caldo). Il gioco dei destini generali, che il teatro deve mimare nella sua dialettica fra apparenza e sostanza, idillio e tragedia, norma e trasgressione, coralità e individualità, maschera sociale e volto creturale, affida al personaggio "forte" di Agnodice un nodo originale di pathos e di humour che le lettrici e i lettori-spettatori dipaneranno a loro volta creativamente nella loro scena interiore.


Dalla quarta di copertina

[Prefazione ad Agnodice]

Maura Del Serra si è rivelata, nell'arco di questi ultimi vent'anni, come una delle voci più intense e più originali della poesia italiana. Dalla raccolta di esordio, L'arco, non a caso introdotta da Mario Luzi, a La gloria oscura, da Concordanze a Meridiana, da Infinito presente alla recentissima L'età che non dà ombra, senza peraltro trascurare l'antologia Corale, essa si è inserita con accenti tutti suoi in quella linea "magica e orfica", come l'ha definita Anna Dolfi, che ha avuto un ruolo importante nella poesia italiana ed europea di questo secolo. Una lirica, quella della Del Serra, che nasce da un sentimento religioso dell'esistenza, espresso in una poesia sorprendente per ricchezza simbolica e per sapienza stilistica. Una poesia ricca di echi metafisici, avvolgente nel suo lirismo sottile, sostanziata da un'idea forte del mistero e dell'enigma della nostra vita.

Tutte queste caratteristiche si ritrovano nella sua drammaturgia che, però, non è quella di una poetessa prestata occasionalmente al palcoscenico, ma di un'autrice con una "idea di teatro", per usare l'espressione di Francis Fergusson, assai precisa.

Nella terza edizione della mia Storia del teatro italiano del Novecento (Roma, Studium, 1996, p. 285) ho sottolineato che «accanto a Mario Luzi, la personalità più interessante del "teatro di poesia" è Maura Del Serra. La sua drammaturgia nasce da un sentimento lirico dell'esistenza, ma, poi, riesce a trovare una chiave teatrale solida e rigorosa». Un giudizio che credo fotografi la natura e i risultati del suo teatro. Un teatro che ha profondi rapporti con la poesia in alcuni testi, minori in altri, ma che è frutto sempre di un'esigenza lirica oltre che drammaturgica.

Cogliere un personaggio attraverso un'immagine poetica è una costante del suo teatro, a partire da L'albero delle parole (1990). Lo dimostrano, fra l'altro, gli stessi titoli dei suoi più originali testi teatrali: La Fenice (1990), La fonte ardente (1991), Il figlio (1992), vincitore del Premio Flaiano, Lo Spettro della Rosa (1996). Titoli simbolici come la sua drammaturgia, anche quando, come nel caso de La fonte ardente e de Lo Spettro della Rosa, affronta personaggi reali come Simone Weil e come il grande danzatore russo Vaslav Nijnskij.

In una drammaturgia minimalista, cronachistica e bozzettistica come la nostra di quest'ultimo decennio, i testi di Maura Del Serra sono, a parte il caso del teatro del nostro maggior poeta vivente Mario Luzi, un'eccezione nel senso letterale del termine, e la riscoperta di un teatro dove la realtà è sempre metaforica, come del resto accade nella migliore drammaturgia. Lo rivela pienamente anche Andrej Rubljov (scritto dalla Del Serra all'inizio degli anni Novanta) che, rappresentando l'esistenza del grande pittore russo di icone, lo fa in un linguaggio teatrale che non indulge al dramma storico. Rubljov è il protagonista di un'avventura spirituale, prima che artistica, che ha i tratti non di un remoto passato ma, invece, di un presente inquieto e inquietante come quello che stiamo vivendo alla fine di questo secolo.

Questa capacità poetica e drammaturgica di far vivere il passato con uno spirito modernissimo e con tensioni spirituali tutte contemporanee è presente anche in Agnodice, che ha vinto nel 1996 il Premio "Fondi-La Pastora", assegnato non solo da una giuria tecnica ma anche, e soprattutto, da una giuria popolare. Segno, quest'ultimo, che si tratta di un testo sì raffinato e intrigante nella scrittura, ma in grado di arrivare a un pubblico di medio livello culturale.

L'essenza di Agnodice è l'invenzione di un personaggio femminile che ha «il potere di scoprire i segni nelle cose, con quella smania di sapere, di collegare i fenomeni, di sviscerare le parole». Una donna giovane e bella, ma non disponibile ad accettare il ruolo che al suo sesso veniva assegnato nell'Atene del III secolo a. C., quello di moglie e madre. Una donna che, come ricorda Alessandro, l'uomo che l'aveva amata profondamente e che alla fine dopo molte peripezie ne sposerà la sorella Ismene, «scappava dalle stanze delle donne e veniva da me di nascosto, e andavamo sul mare, e mi parlava degli spiriti dell'acqua, del sole, delle forze della terra e del sangue ... Pareva che volesse sbucciarla, la vita, metterla controluce per vederne lo scheletro...». Un atteggiamento che la induce a travestirsi da uomo per esercitare il mestiere del medico, vietato alle donne pena la morte. Ma Agnodice è un medico non solo del corpo, ma anche dell'anima, che seduce psicologicamente le sue pazienti fino a far ingelosire i loro mariti.

La Del Serra qui rappresenta una Atene diversa dal suo passato glorioso: la città ellenistica delle nuove religioni e della nuova medicina, una città assai vicina nel permissivismo e nelle inquietudini all'Occidente dei nostri giorni.

Agnodice-Leonida (il nome maschile che ha assunto) viene scoperta e condannata, ma ottiene, anche per l'appoggio delle altre donne ateniesi che iniziano - come nella Lisistrata di Aristofane - lo sciopero sessuale, la grazia. Ma non solo: unica fra le donne, potrà esercitare l'arte medica e per giunta in vesti femminili.

Pièce sottile e coinvolgente nel rappresentare una condizione dell'anima, Agnodice è, poi, anche una commedia ricca di intrighi e piena di umori, con quel mondo femminile che scalpita e che è sempre più aperto alle novità, e con quel servo, Learco, che sembra uscito proprio dal teatro di Aristofane. Alla fine, Agnodice dimostra che il "teatro di poesia" non è uno schema rigido e chiuso in se stesso, ma, al contrario, aperto ad ogni possibilità, anche a quella di una teatralità vivacissima e scoperta.


GIOVANNI ANTONUCCI

Nell'Atene dell'inizio del terzo secolo avanti Cristo alle donne era vietato, pena la morte, di esercitare la medicina. Su questa notizia, tramandata da fonti medioevali, la poetessa e saggista Maura Del Serra ha scritto un'opera teatrale di indubbio valore che i Rabdomanti hanno portato sulle scene del "Teatro Luciano Piano" alla vigilia del mese di marzo, mese notoriamente dedicato alla donna.

Agnodice, infatti, è la ribelle ragazza ateniese che spinta dalla passione per la medicina in abiti maschili si reca ad Alessandria, nota per l'insegnamento dell'arte medica.

Ritornata in patria viene però scoperta, processata e condannata a morte, ma viene liberata dalle ateniesi insorte contro quella legge ingiusta ed emarginante nei confronti delle donne. Agnodice ottiene la grazia e la facoltà di poter esercitare la professione medica anche in abbigliamento femminile.

Gli attori sono riusciti a interpretare nel migliore dei modi il testo di Maura Del Serra guidati dall'attenta regia di Maria Rosa Moneti.


Emmeci

"L'Incontro", marzo 1995

[...] In occasione dell'8 marzo di quest'anno, l'iniziativa più simbolica è stata senza dubbio la presentazione della commedia di Maura Del Serra (pistoiese, scrittrice di fama internazionale e docente universitaria) su Agnodice, che esercitò la pratica medica travestita da uomo, e rischiando per questo la pena di morte, all'inizio del III sec. a.C. Agnodice è diventata un po' il simbolo della Commissione [per le pari opportunità], che con questa scelta ha voluto sottolineare il suo impegno di solidarietà e di appoggio verso quelle donne che oggi lottano proprio per la tutela dei propri diritti e della propria dignità. [...]


Ca. G.

"DW Press", IV, 119 (27 maggio 1998)


MAURA DEL SERRA, Agnodice. Commedia drammatica. Con una nota di Giovanni Antonucci. Firenze, Le Lettere, 1998, pp. 87

Una scandalosa donna-medico vissuta in età alessandrina, che accentra su di sé gli slanci e le contraddizioni socioculturali, sessuali e familiari della sua epoca inquieta e cosmopolita, assunta come specchio trasparente della nostra Vincitrice, nel 1996, del Premio "Fondi La Pastora", la commedia, ricca di intrighi e piena di umori, alterna versi e prosa ma si ricollega anche al modello aristofanesco, alle voci dei lirici greci e agli apporti di arti tutte novecentesche come il cinema.


R. A.

"Hystrio", 2, 3 (1998)

Il caso Maura Del Serra

Ancora un obiettivo centrato in pieno da una donna: nel 1996, con la pistoiese Maura Del Serra, prima in classifica per Agnodice. Il risultato ha gratificato un'autrice fattasi notare in precedenza per testi teatrali su Simone Weil, Juana Inés de la Cruz e Don Milani, conosciuta inoltre come poetessa e per le frequentazioni critiche di Campana, Rebora, Pascoli, Claudel, Jahier, Ungaretti, Pasolini.

Quello della Del Serra è un vero e prorio "caso", divisa fra cattedra e scena, se si pensa che insegna letterartura italiana moderna e contemporanea, traduttrice, critico letterario, con la vocazione per il teatro scoperta soltanto in data recente.

Agnodice prende spunto da un preciso riferimento storico. Si chiama così la protagonista, una giovane donna che pratica l'arte medica in una società (quella greca), in cui la medicina è esclusiva prerogativa degli uomini che non tollerano nella loro "classe" la presenza femminile anche se persona sufficientemente preparata per la professione. Il tutto comunque si ricollega emblematicamente ai nostri tempi alludendo alla difficile equiparazione fra mondo maschile e mondo femminile. Un tema delicato affrontato con vigore e sensibilità e soprattutto con una densità che svela nell'autrice una intellettuale preparata e rigorosa. Una personalità come quella della Del Serra, poetessa e studiosa di grande rigore e assolutezza di postulati, si è rivelato un prezioso acquisto per il teatro. Una scrittrice e drammaturga in grado di perseguire un'austera ricerca interiore. La sua poesia e la sua cultura si alimentano di un ampio arco di esperienze filosofiche e musicali attinte alle arti figurative e alle letterature straniere [...].


ETTORE ZOCARO

Per una scrittura drammatica di ricambio. 25 anni d'attività del premio "Fondi-La Pastora" per la letteratura drammatica 1974/1999,

Latina, Ulisse Edizioni, 2000, pp. 69-70




Commedia "Agnodice". Pistoia 24 marzo 2001

Il 24 marzo u.s., è stata presentata al Teatro "Manzoni" di Pistoia la prima della commedia drammatica "Agnodice", realizzata dalla Compagnia G.A.D. di Pistoia. Il testo, che prende spunto da un exemplum di Igino, è opera di Maura Del Serra, titolare dell'insegnamento di Letteratura Moderna e Contemporanea all'Università di Firenze, ed è stato pubblicato nel 1998 in un elegante volumetto dalla casa editrice fiorentina Le Lettere.

La vicenda è improntata sulla figura di Agnodice, giovane donna ateniese che si traveste da uomo per poter studiare medicina ad Alessandria, in quanto la legge ateniese proibiva alle donne lo studio e l'esercizio dell'arte medica. Agnodice segue gli insegnamenti di Erofilo, per poi tornare in patria, con il nome di Leonida.

I suoi successi professionali, però, scatenano le ire della concorrenza che la accusa di sedurre le proprie pazienti: costretta a rivelare la sua identità, Agnodice è processata e condannata a morte, ma viene salvata dalle donne ateniesi che insorgono, facendo sì che la legge possa essere cambiata.

Lo spettacolo, estremamente suggestivo e artisticamente molto apprezzabile, conferma, da una parte, la elevata preparazione degli attori e della regia (Franco Checchi); scene e costumi, curati da Edoardo Salvi, consentono una ricostruzione garbata e allusiva, senza indulgere a particolari ridondanti, così come gli elementi che vengono a costituire la scena.

Da un'altra prospettiva, invece, lo spettacolo appare particolarmente fruibile da un punto di vista storico-medico: la vicenda di Agnodice riconduce a una fase importante nella storia della medicina, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista sociale.

La presenza di figure femminili del passato, che operano in ambito sanitario, è infatti un argomento di grande interesse, soprattutto da quando sono venute alla luce testimonianze che ne confermano la presenza nell'Egitto di epoca classica; la evocazione del grande Erofilo, iniziatore della skepsis all'interno della scuola di Alessandria, fondatore di quella cosiddetta medicina "dogmatica" che venne tramandata tra le famose "sette" mediche, contribuisce a contestualizzare la vicenda. Molto spesso, i dialoghi fanno riferimento alle teorie mediche del tempo, alludendo alla concezione umorale ippocratica ed anche allo stesso "giuramento" di Ippocrate, che l'arconte Polidoro cita più volte.

La figura di questa donna-medico che non vuole limitarsi a curare pazienti di sesso femminile, ma vuole offrire la propria esperienza anche agli uomini, acquista un fascino particolare: la capacità drammatica degli attori e il testo, particolarmente agile e, nello stesso tempo, incisivo, rendono lo spettacolo una pièce piacevole e coinvolgente, in cui il passato viene riletto con una sensibilità moderna e attuale.


DONATELLA LIPPI

"Rivista di Storia della Medicina"

Organo Ufficiale della Società di Storia della Medicina

anno XI (n.s. XXXII), fasc. 1, gennaio-giugno 2001

Autori sulla via del successo

Rappresentati i testi di Severi, Del Serra, La Rosa

Dal "Fondi-La Pastora" alla ribalta nazionale. È il percorso sul quale si sono incamminati tre autori: Alberto Severi, Gabriella La Rosa, Maura Del Serra. A darne notizia è l'organizzazione del Premio che, ricordando l'esempio concreto della vitalità della nostra scrittura drammatica, testimoniato anche dalle tre opere che hanno trovato la via della scena, auspica che gli spettacoli vengano inseriti nei circuiti dei grandi teatri italiani.

Ma andiamo per ordine partendo da Maura Del Serra, vincitrice del "Fondi-La Pastora" nel 1996. Il prossimo 24 marzo al teatro Manzoni di Pistoia debutterà la sua Agnodice. Il testo narra una storia ancora oggi di grande attualità. "Protagonista è una donna giovane e bella, ma non disponibile ad accettare il ruolo marginale che al suo sesso veniva assegnato nell'Atene di Manandro" scrive lo storico del teatro Giovanni Antonucci. Una cultura inaccettabile per lei, che la induce a travestirsi da uomo per esercitare il mestiere di medico, vietato alle donne pena la morte. Agnodice è medico del corpo e dell'anima: la sua sensibilità "al femminile" incanta e conquista i pazienti. [...]


"Latina Oggi", marzo 2001

Agnodice nostra contemporanea

Battesimo... in patria per la drammaturgia di Maura Del Serra, sabato 24 (ore 21) al teatro "Manzoni". Agnodice - la commedia drammatica in due tempi, con la quale Maura Del Serra ha vinto il prestigioso premio "Fondi-La Pastora" nel '96 (assegnato dalla giuria tecnica e dalla giuria popolare) - sarà portata sulle scene dal "GAD Città di Pistoia" per la regia di Franco Checchi. È la prima volta che un testo teatrale di Del Serra viene rappresentato a Pistoia (e in questo caso è anche una prima nazionale).

"La scelta del testo non ha ragioni campanilistiche - spiega Checchi - la mia tendenza, negli ultimi anni, è di scegliere autori contemporanei, Nicolaj, Campanile, Testori, Franceschi e ora Maura Del Serra, perché ho avuto la fortuna di incontrarmi con questo testo, così poco in linea col minimalismo che impera nel teatro e nella letteratura del nostro tempo.

Agnodice è un testo che offre al regista e a tutta la compagnia diverse opportunità, come la recitazione di un linguaggio alto che a volte diventa comico. È un'opportunità per sperimentare ed approfondire una recitazione diversa dal solito. In questa scelta c'è il desiderio e l'ambizione di misurarsi con cose che nessuno ha mai fatto e che consentono di portare sulla scena la testimonianza di una drammaturgia italiana di alto livello".

Anche Checchi quindi sottolinea, come già fece Giovanni Antonucci nella sua Storia del teatro italiano del '900: e cioè che, accanto a Mario Luzi, la personalità più interessante oggi in Italia del "teatro di poesia" è Maura Del Serra. Checchi sottolinea inoltre l'attualità del testo, che affronta il tema universale della dignità umana. Il regista è molto soddisfatto per la scelta dei collaboratori nell'allestimento dello spettacolo, dalle musiche del maestro Alessandro Duma, alla scenografia del pittore Edoardo Salvi. Gli attori, inoltre, tutti giovani ma esperti, hanno sposato in pieno la visione che il regista aveva di questo lavoro. Ogni personaggio è portato a creare una coralità, ma ha i suoi momenti di "luce" e per Checchi hanno molta importanza anche gli attori che non parlano: prefiche, ancelle, servitori. "È un testo di grande valore teatrale e letterarario - sottolinea Checchi - che io ho voluto capire e rispettare in pieno. Mi sono innamorato della parola, l'azione è data dalla parola". Per Checchi e il GAD è un ritorno alle origini: 30 anni fa la compagnia esordì con l'Antigone di Anouilh, oggi festeggiano il compleanno con Agnodice, due donne che sanno dire "no" alle leggi scritte per affermare quelle del cuore e la propria dignità umana.


"La Nazione" (Pistoia)

20 marzo 2001


Ringraziamenti al termine della rappresentazione di Agnodice da parte del GAD, con la regia di Franco Checchi, al Teatro Manzoni di Pstoia da

Le ragioni del cuore e quelle della legge

"Sono emozionata per questo esordio nella mia città - confessa Maura Del Serra, rivelando che la scrittura di Agnodice è il lavoro che l'ha divertita di più -; spero che l'esito sia positivo e che la coincidenza con i 30 anni di attività del GAD sia di buon auspicio". Lo spunto per la scrittura del testo (ambientato nell'Atene del III secolo avanti Cristo), Del Serra l'ha trovato nella storia della giovane e bella Agnodice narrata da Igino, il bibliotecario di Augusto; donna medico che ha studiato ad Alessandria e che esercita la professione travestita da uomo perché la legge dell'epoca vietava alle donne di fare il medico, pena la morte. L'intreccio della storia è fantasia della drammaturga, poetessa e traduttrice pistoiese.

Agnodice è un inno all'affermazione globale della dignità umana, dell'essere umano creatura interiore e civile. Una commedia che si sviluppa tra un versante drammatico e un registro comico "costruita come l'antica commedia attica, con spunti da Menandro, Terenzio, Shakespeare - spiega Del Serra -. È un lavoro sul doppio: donna-uomo, maschera-volto, verità-apparenza, ma anche un lavoro di comprimari dove ogni personaggio ha un suo spessore". I monologhi sono come altrettanti controcanto che si alternano ai momenti meditativi e ai dialoghi. "Credo nel teatro di parola e sono soddisfatta per l'allestimento che Checchi ha fatto del mio lavoro - afferma Del Serra -; ho assistito alle prove constatando che gli attori mostrano grande proprietà di dizione e che il regista guida la compagnia con grande scrupolo e pazienza".

L'interpretazione dei personaggi non è facile e richiede orecchio ritmico, ma gli attori del GAD, secondo l'autrice, si dimostrano all'altezza della situazione. Perché ha deciso di scrivere questa storia? "Mi ha colpito questa figura come specchio della contemporaneità - risponde Del Serra -: ci sono i temi dell'emancipazione della donna (che ancora oggi non ha ottenuto il pieno e totale riconoscimento della sua dignità), dell'emigrazione. Ed è una riflessione sull'integrità della persona". "Sono un essere umano: non ti basta?" risponde Agnodice-Leonida (interpretata da Lisa Cantini) al processo".


PIERA SALVI

"La Nazione" (Pistoia)

20 marzo 2001


Lo scenografo ispirato alla pittura dei vasi

Edoardo Salvi, 51 anni, pittore figurativo dall'età di 15, incisore e insegnante di educazione artistica, ha ideato il mondo e i costumi di Agnodice. Collabora con il GAD dal '96. Giocata sulla bidimensionalità e sull'essenzialità, la scenografia dello spettacolo prende spunto dalla pittura vascolare greca, "arte in cui non esisteva la profondità ma solo l'altezza e la larghezza - spiega Salvi - col risultato che i personaggi dipinti sui vasi sembrano uscire dalla stessa raffigurazione. Per questa pièce ho adottato la stessa tecnica: grazie all'assenza di profondità ho utilizzato gli attori come frammenti, come elementi architettonici mobili. Sono gli stessi personaggi e i loro costumi, con evidenti richiami all'architettura greca, che riempiono il palco e formano la città". Una scenografia scarna, dunque, basata sulla finzione, con scambi di scena a vista, sagome umane in legno per rappresentare le masse in movimento e col centro della scena lasciato intenzionalmente vuoto perché, precisa Salvi, "l'immagine deve fare spazio alla parola, alla poesia". I costumi dei 20 attori, ridotti all'essenziale come la scenografia, richiamano le colonne e i capitelli greci, ma nel caso della protagonista si poneva il problema del doppio ruolo. Agnodice, infatti, per esercitare la professione di medico, vietata alle donne, si traveste da uomo e diventa Leonida. "Leonida indossa un abito complicato. Sembra un labirinto, un rompicapo, costringe l'attrice ad assumere un portamento rigido e ne nasconde le forme - spiega Salvi -. L'abito di Agnodice invece è morbido, mosso da tante scanalature. Per i colori ho scelto il blu e il bianco perché danno l'dea della mediterraneità. Ma ci sono anche tinte inesistenti all'epoca come il rosa confetto, che ho usato in chiave ironica per vestire le matrone pettegole dell'Atene alessandrina".


SERENA VENTURI

"La Nazione" (Pistoia)

20 marzo 2001

Duma: "La mia musica è un'evocazione di suoni e ritmi della Grecia del III secolo"

L'autore delle musiche di Agnodice è il pianista e compositore pistoiese Alessandro Duma, affiancato in questo lavoro da Carlo Coda, compositore di successo di colonne sonore per il cinema e il teatro. Diplomato con il massimo dei voti in pianoforte all'istituto "Boccherini" di Lucca, dove ha studiato anche composizione, Duma si è successivamente perfezionato in musica da camera al conservatorio di Bruxelles e in estetica della musica contemporanea a Firenze. Come compositore di musiche per il teatro è stato premiato al Festival di Pesaro ('88), alla rassegna "Nave teatro" ('94), al Festival di San Miniato ('96). La proposta di scrivere le musiche originali per Agnodice - racconta Duma - mi è stata fatta da Checchi circa un anno e mezzo fa. La mia adesione e disponibilità sono state immediate, anche perché un precedente progetto di mettere in scena uno dei lavori tetrali di Del Serra, non si era purtroppo realizzato e questa era l'occasione per rifarsi. Per di più, fin dalla prima lettura il testo mi è parso denso di stimoli musicali che l'autrice stessa suggerisce spesso nelle didascalie del copione, a riprova di quanto in quest'opera la musica sia necessaria alla realizzazione scenica". La composizione delle musiche è arrivata dopo un periodo di maturazione e di scambi di opinioni, tra il compositore, l'autrice e il regista, con il quale Duma collabora ormai da oltre 10 anni.

L'idea che ha fatto da filo conduttore - riprende Duma - è stata l'evocazione di suoni e ritmi della Grecia del III secolo a. C. così come viene presentata nel dramma, al limite tra due culture: non quella arcaica quindi, ma nemmeno quella dell'estrema decadenza. Ho voluto evitare perciò di ricostruire un presumibile ambiente sonoro dell'epoca, preferendo evocare le varie ambientazioni sonore, senza alcun intento di rifacimento filologico. La musica, quindi, è quella della mia Grecia, cioè dell'idea interiore che io ho di quel mondo. Solo così, infatti, credo che possa evocare anche negli altri qualcosa di essa". La ricostruzione delle ambientazioni sonore, peraltro, è affidata a un'attenta e meditata scelta degli strumenti: flauto e chitarra, in primis, nonché strumenti a percussione di tipo etnico. Ma il tutto evitando di sopraffare la recitazione: spesso poche note, sostenute da procedimenti di 'ostinato' dal sapore quasi minimalista".


PATRIZIO CECCARELLI

"La Nazione" (Pistoia)

20 marzo 2001

Grande attesa per "Agnodice"

C'è grande attesa per Agnodice, la commedia drammatica di Maura Del Serra (premio "Fondi-La Pastora" 1996) che il G.A.D. porterà in scena stasera (ore 21) al teatro "Manzoni" di Pistoia in prima nazionale assoluta (ed è anche la prima volta che un testo di Del Serra viene rappresentato nella città della poetessa e scrittrice). Una rappresentazione tutta pistoiese, quella di stasera: pistoiese l'autrice; pistoiese la compagnia teatrale e il regista che è un Franco Checchi sempre più maturo, professionale e sicuro di sé; pistoiese lo scenografo e costumista, il pittore Edoardo Salvi; pistoiese l'autore delle musiche originali di scena, il maestro Alessandro Duma (in collaborazione con Carlo Coda)...

La storia è nota: Agnodice (interpretata da Lisa Cantini) è una giovane donna che vive nell'Atene del III secolo avanti Cristo e che non accetta il ruolo al quale la vorrebbero confinare leggi e abitudini consolidate. Lei vuole fare il medico, professione proibita alle donne del tempo pena la morte. Per ottenere il suo scopo si traveste da uomo. Agnodice però non è un medico solo del corpo, ma anche dell'anima e seduce psicologicamente le sue pazienti fino a ingelosire i mariti. Sottile e coinvolgente nel rappresentare una condizione dell'anima, Agnodice (che è pubblicato dalle edizioni Le Lettere di Firenze) è anche una commedia ricca di intrighi e piena di umori, con quel mondo femminile che scalpita e che è sempre più aperto alle novità e alle trasgressioni.

Si diceva dell'attesa per lo spettacolo. È già annunciata la presenza stasera a teatro di numerosi intellettuali e artisti, provenienti dall'Italia e dall'estero, tra i quali Maria Luisa Stringa (presidente della Federazione Europea e vice presidente della Federazione Mondiale UNESCO), Luigi Faccini e Marina Piperno (rispettivamente regista e produttrice cinematografici), Margherita Pieracci Harwell (University College di Chicago), Gianfranco Draghi (scrittore e psicanalista), Darko R. Suvin (docente università Montreal e Berlino) e tanti altri.


"La Nazione" (Pistoia)

24 marzo 2001

Una storia di ieri per una donna di oggi.

Maura Del Serra presenta il suo lavoro: "Uno specchio della contemporaneità"

Va in scena a Pistoia la storia di una donna giovane e bella, che potrebbe essere dei nostri giorni per le molte analogie fra il suo spirito e quello della donna di oggi. Intrigante e pronta a cogliere le novità; circondata da personaggi diversi come sono i modi di essere e i comportamenti dell'uomo in ogni epoca. Ne parla la stessa autrice.

"Questo lavoro è uno specchio sulla contemporaneità. Agnodice è donna impegnata per una affermazione di sé come persona e come creatura civile: un'affermazione completa, globale dell'essere umano. Personifica la tenacia e la perseveranza eroica. Ed è capace di sintetizzare la profondità psicologica e la capacità di comprensione delle realtà circostanti con il rigore professionale e l'intransigenza morale".

Ma come si fa a dare voce contemporanea ad una vicenda antica?

"Occorre documentarsi. L'età ellenistica - assicura la scrittrice - offre molte analogie con il nostro tempo: il cosmopolitismo, la coesistenza fra le razze diverse, l'avanzata delle classi sociali più umili, il diffondersi delle religioni orientali, il desiderio di affermazione delle donne, la nuova coscienza femminile".

Si discute poi di "teatro di poesia". Il teatro della Del Serra è tale per il lirismo sottile, echi di metafisica e la presenza del mistero e dell'enigma della vita. Giovanni Antonucci indica l'autrice pistoiese, con Mario Luzi, come la personalità più interessante di questo tipo di rappresentazione. E lei precisa: "Il mio è un teatro di parola. Ingloba lirica e prosa, sull'esempio di Shakespeare,a seconda delle necessità espressive dei vari personaggi. Agnodice si esprime in versi, il servo Learco in prosa. Io penso al teatro come ad una forma completa capace di abbracciare e coniugare diversi se non tutti i generi espressivi stilistici e metrici. Quindi non solo il linguaggio "alto", ma anche ironico e comico. Ogni personaggio esprime il mondo che rappresenta.


PAOLO GESTRI

"Il Tirreno"

24 marzo 2001

Va in scena "Agnodice"

Si rappresenta stasera alle 21, al teatro "Manzoni" in prima assoluta, la "commedia drammatica" Agnodice di Maura Del Serra. Lo spettacolo è prodotto dal G.A.D. "Città di Pistoia" col contributo dell'UNESCO. Il testo, pubblicato nel 1998, è accompagnato da musiche originali di Alessandro Duma e Carlo Coda, con scene e costumi di Edoardo Salvi, la regia è di Franco Checchi. Personaggi ed interpreti: Agnodice/Leonida, Lisa Cantini; Ismene (sua sorella), Romina Breschi; Filemone (vecchio sacerdote), Leandro Bartoletti; Alessandro (nipote di Filemone), Federico Sichi; Learco (il servo), Giacomo Del Bino; Dirce (matrona), Carmen Di Bello; Melitta (amica di Dirce), Cinzia Cedrola; Polidoro (arconte), Franco Ulivi.


"Il Tirreno"

24 marzo 2001

G.A.D., tre decenni di teatro

Il gruppo d'arte drammatica di Pistoia ha festeggiato con la messa in scena di "Agnodice"

Con la commedia drammatica Agnodice di Maura Del Serra, al "Manzoni" sabato sera, il GAD Città di Pistoia ha festeggiato il terzo decennio di attività.

Quaranta spettacoli di autori classici e contemporanei, di ogni genere, rappresentati in tutti i teatri e nei più importanti festival in Italia, hanno reso storico il gruppo. Il GAD (Gruppo d'Arte Drammatica) è oggi una presenza gradita di primo livello sulla scena nazionale [...].

"Per una felice coincidenza - rileva l'attuale direttore artistico e regista Franco Checchi - quel testo ha molte affinità con l'Agnodice della Del Serra, in particolare propone anch'esso la figura della donna "nuova", che dice di no all'ordine costituito" [...].

Dopo aver partecipato 25 volte al festival di Pesaro, 4 alla "Maschera d'oro" di Vicenza e ad altri appuntamenti di rilievo primario, il GAD fa ora il bilancio e guarda al futuro. Checchi ricorda la storia e prende nota del cambiare dei tempi.

"Oltre al testo, il successo resta legato alla messa in scena. La platea pistoiese a cui per prima ci rivolgiamo, è ben disposta a vivere il teatro, ma anche molto attenta e, come quelle di tutta Italia, è "in divenire", si rivolge cioè, sempre di più ad un teatro che dia voce ai problemi attuali. Il successo di Agnodice, lo ha dimostrato stasera. Anzi, generalmente parlando, il pubblico d'oggi non si accontenta di recepire, ma tende a suggerire i suoi messaggi alla compagnia. Da parte mia seguo con molta curiosità intellettuale i giovani autori contemporanei. Infine - conclude il regista -, mi sento legato alla mia pistoiesità. Mi fa piacere l'aver festeggiato i 30 anni del GAD con una commmedia pistoiese. La Del Serra è poetessa da leggere e da vedere.


PAOLO GESTRI

"Il Tirreno"

24 marzo 2001

Rassegna teatrale sui diritti umani

Continua la rassegna di teatro sui Diritti Umani, promossa dal gruppo di Amnesty International di Pisa: venerdì 15 alle ore 21, presso l'Abbazia di San Zeno il Gruppo GAD presenta Agnodice di Maura del Serra. Ingresso 5 Euro.

La commedia drammatica, in due tempi, affronta il tema universale della dignità umana. Agnodice, una donna giovane e bella non accetta il ruolo che al suo sesso veniva attributo nell'Atene del terzo secolo. Un atteggiamento che la induce a travestirsi da uomo per esercitare il mestiere di medico, vietato alle donne, pena la morte. Agnodice però non è medico solo del corpo, ma anche dell'anima e seduce psicologicamente le sue pazienti fino a farne ingelosire i mariti. Nella storia di Agnodice sono presenti i temi dell'emancipazione della donna, del riconoscimento della sua dignità, dell'emigrazione. "Sono un essere umano, non ti basta?" risponde Agnodice al processo a cui sarà sottoposta....

Gli altri due spettacoli teatrali della rassegna sui Diritti Umani saranno sempre nella chiesa di San Zeno nei due venerdi successivi; il 22 febbraio il Teatro di Nascosto presenta Payman di Annet Henneman, monologo di una donna curda che racconta la sua storia; il 1 marzo il Laboratorio Teatrale Permanente Corrales presenta Augusto ovvero Angeli qualunque in un circo, storia di un torturatore e dei suoi incubi.


From: Tognoni Fabrizio

Subject: Pisa: Rassegna teatrale sui diritti umani

Date: Thu. 14 Feb 2002


Per il settimo anno consecutivo ritorna in scena il Premio Giorgio Totola dedicato all'attore veronese scomparso e fondatore dell'omonima Compagnia. Ieri mattina, nella Sala Arazzi del Comune, il programma della "Rassegna teatrale di autore contemporaneo" organizzata dalla Regione Veneto e dal Comune di Verona, in programmazione al Teatro Camploy dal 5 aprile al 4 maggio, sempre alle 21, con otto spettacoli di qualità in cartellone, è stata presentata in conferenza stampa da Lina Totola, moglie dell'artista e organizzatrice della collaudata iniziativa accanto all'assessore alla Cultura Bajona, alla coordinatrice dell'Estate Teatrale Veronese Paola Bonfante, al prof. Mario Paolucci direttore del Teatro di Bolzano e dal critico cinematografico e regista Mario Guidorizzi. "Il carattere della proposta è accattivante", ha detto Bajona sottolineando che l'evento gode anche del patrocinio del ministero dei Beni Culturali. "È stata riservata una particolare attenzione ai più svariati linguaggi, scenici, musicali, della danza e della tecnologia portando al grande pubblico un significativo panorama teatrale della ribalta italiana", ha precisato la dottoressa Bonfante. "Noto con soddisfazione una forte matrice cinematografica degli spettacoli con citazioni filmiche e colpi di regia", ha aggiunto Guidorizzi. "È di rilievo la matrice letteraria dei testi proposti in questa carrellata di contemporaneità", ha precisato Paolucci nel fare il profilo degli autori delle pièces.

Venerdì 5 aprile apre questo significativo appuntamento con il teatro amatoriale italiano, nonché unico festival nell'ambito del teatro non professionista (seguirà nei prossimi giorni la locandina dettagliata) la commedia Viktor e Viktoria, biografia dell'attrice tedesca Renate Müller, scritta da Mario Moretti e interpretata dagli attori del G.A.D Città di Trento. Il ciclo inoltre comprende Il canto dell'allodola di Eva Franchi, con La Compagnia del Giullare di Salerno, Tenore ama soprano di Gaetano Miglioranzi, con la Trixtragos di Verona, Gli occhiali d'oro di Alberto Cattini, tratto dal romanzo ferrarese di Bassani e con l'Accademia Teatrale Campogalliani di Mantova, Novecento, di Alessandro Baricco, con il Teatro Instabile di Merano, Agnodice, di Maura Del Serra, con il G.A.D Città di Pistoia, Mentre i treni passano di Barbara Amanti con la compagnia V. Lago di Padova, per finire con E per tetto un cielo di stelle, regia di Carla Totola e tratto da I clandestini dell'anima di Diego Pasetto.


MICHELA PEZZANI

"L'Arena" Il giornale di Verona

sabato 2 marzo 2002

Premio Totola. Questa settimana toccherà a due autori di successo: "Novecento" di Alessandro Baricco e "Agnodice" di Maura Del Serra. Ferrara negli occhiali: la Campogalliani fatica alle prese con Bassani

È davvero un'operazione difficile ricreare l'atmosfera impalpabile e nebbiosa di Ferrara, la città di pianura nella quale lo scrittore Giorgio Bassani ha ambientato i suoi romanzi e racconti, tra cui anche Gli occhiali d'oro che la bravissima e coraggiosa Accademia Teatrale Francesco Campogalliani di Mantova ha proposto in una pièce teatrale diretta da Maria Grazia Bettini con sceneggiatura di Alberto Cattini, come quarto appuntamento del Premio Totola al Teatro Camploy. Anche per chi è nato e vissuto "dentro le mura" estensi è praticamente impossibile raccontare a parole a chi non è indigeno l'anima sommersa di questo luogo "sotto il livello del mare" e misterioso come una sorta di Atlantide che mantiene inalterati nei secoli mistero, fascino, storia, nonché l'eco della sua forte comunità israelitica, il tutto fuso in un'unità sociale composta nella quale le radici contadine, proletarie e borghesi succhiano il nutrimento dalla stessa terra apparentemente sonnolenta ed invece alacre e creativa. Solo la magia del cinema e il suo occhio indiscreto - vedasi La lunga notte del '43 di Florestano Vancini del '60, Il giardino dei Finzi Contini di De Sica del '70 e proprio Gli occhiali d'oro di Montaldo dell'87 - hanno saputo evocare il sapore mitico e sanguigno di Ferrara e le contraddizioni dei suoi trascorsi politico-sociali, prime fra tutte quelle del periodo fascista. Ecco allora che la Campogalliani ha proprio puntato la realizzazione del suo lavoro in tre atti su una messa in scena dall'impianto cinematografico, con un risultato stilisticamente buono, ma debole nello sviluppo di quelle velature "bassaniane" tipiche nel trattare il personaggio del dottor Fadigati, lo stimato professionista del quale, scopertane l'omosessualità e la passione per un giovanotto bello e cinico, la società perbenista segnerà la fine dell'esistenza condannandolo prima all'emarginazione e poi al suicidio. La risorsa principale de Gli occhiali d'oro di Bassani è appunto il gioco magistrale del suo autore alle prese con il "detto non detto", e non per una sorta di puritanesimo, ma come scelta letteraria precisa, espressione delle "voci di dentro" di una certa scheggia di società pettegola, ricca di denaro ma povera di umanità, chiusa in un bozzolo protettivo di falsi valori e false certezze e pronta a puntare il dito sulla diversità altrui. La resa teatrale della Campogalliani, invece, pur eloquente sul tema dell'intolleranza sia sessuale che nei confronti dei giudei, a "quei silenzi" non dà forma completa sia nella prima parte che nella seconda, puntando più che altro sul remake filmico; si riscatta tuttavia nella terza dove tutto il dolore del personaggio chiave e la sua rassegnazione improvvisamente prendono forma, densità e incanto grazie all'attore più realistico di tutto il cast, l'intenso Diego Fusari nel ruolo efficacissimo di Davide Lattes, studente di filosofia ed unico amico sincero di Fadigati.

Merita un profonda sottolineatura inoltre l'impianto scenografico della commedia, arricchita da elementi visivi e sonori. Originale è stata l'idea di realizzare su piani diversi scene molto brevi con attori in vista e in movimento su tre livelli, così come la proiezione su pannelli di locandine e fotografie tratte dalla filmografia di Luchino Visconti e via via tra le case di mattoni rossi, vicoli e cortiletti, oltre gli spalti del Castello Estense e davanti al portone del Cimitero Ebraico.

Il Premio Totola, organizzato dall'assessorato alla cultura del Comune, è giunto al giro di boa e questa settimana presenta due lavori originali nella messa in scena o nel testo, tutto nuovo: Novecento del Teatro Instabile di Meano (venerdì 19) ed Agnodice (sabato 20) del G.A.D. Città di Pistoia. La giovane compagnia del Teatro Instabile di Meano (formatasi appena sei anni fa) ha scelto Novecento, il fortunato romanzo di Alessandro Baricco per aggiudicarsi il favore della giuria. Il regista Sergio Bortolotti ha costruito un monologo a più voci per raccontare la storia del leggendario pianista Novecento che ha passato tutta la sua vita a bordo del "Virginian". Al racconto ha abbinato altre tecniche espressive: la musica (eseguita dal vivo dalla Atlantic Jazz Band) e la danza.

L'originalità del testo è il punto di forza del G.A.D. Città di Pistoia che presenta sabato 20 aprile Agnodice della poetessa, drammaturga e traduttrice Maura Del Serra, che si è già aggiudicata vari riconoscimenti (Premio Internazionale "Flaiano" per il teatro, il premio "Eugenio Montale" e il "Premio Cultura" della Presidenza del Consiglio dei Ministri). In Agnodice viene raffigurata la storia di una donna dell'antica Grecia che vuole esercitare il mestiere di medico, riservato al sesso maschile, e lo fa travestendosi da uomo. Nella smania di sapere ed esistenziale di Agnodice, Maura Del Serra rappresenta una società assai vicina, nel permissivismo e nelle inquietudini, all'Occidente dei nostri giorni. Il regista Franco Checchi ha cercato di privilegiare gli aspetti comici del testo e la scrittura dell'autrice, ricca di raffinati giochi con le parole, puntando sulla recitazione. D'altro canto non è caduto nella tentazione di ricostruire storicamente Atene, puntando invece sull'astrazione.


"L'Arena di Verona"

mercoledì 17 aprile 2002

Premio Totola. Il Gad Città di Pistola recita stasera al Camploy in una commedia dell'insegnante e poetessa Del Serra. Un testo che guarda anche all'antica Grecia. Agnodice, due volti opposti

Stasera alle 21 al Teatro Camploy si parla di libertà e del filo sottile che divide, in ogni essere umano, il lato maschile da quello femminile. Accade nella commedia Agnodice di Maura Del Serra, diretta da Franco Checchi e interpretata dagli attori del G.A.D. città di Pistoia, in occasione della Rassegna teatrale di autore italiano contemporaneo. Premio Totola, giunto alla sua settima edizione. Il sesto appuntamento di questo ciclo di spettacoli d'alto livello propone la sceneggiatura della Del Serra, insegnante di Letteratura Moderna e Contemporanea all'Università di Firenze, nonché poetessa, drammaturga, traduttrice e critico letterario. Per i suoi scritti, molti dei quali tradotti in inglese, tedesco, francese, portoghese e russo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio internazionale Flaiano per il teatro, il premio internazionale Eugenio Montale e il premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la poesia. La paladina Agnodice prima è uomo, con il nome di battesimo di Leonida. Poi diventa femmina in tutta la sua bellezza quando si rivela. Allora, accanto al personaggio troveremo Polidoro simbolo del potere; i servi sempre presenti come cariatidi di sostegno in una scena a tavolozza arricchita da pannelli dipinti che suggeriscono i vari ambienti con riferimenti ironici sull'antica Grecia. Le musiche originali sono di Alessandro Duma e Carlo Coda, scene e costumi di Edoardo Salvi, scenotecnica di Michele Galante, pittura scenografica di Matteo Gradi, esecuzione costumi di Rossana Cardelli, luci di Giovanni Pratesi, fonica di Paolo Panconi.


m. p.

"L'Arena di Verona"

sabato 20 aprile 2002

Premio 'Totola'. Bella prova del G.A.D. di Pistoia sull'emancipazione femminile Un'eroina... maschile: Agnodice, testo originale e ottimi attori

Alle donne non era concesso accedere agli studi di medicina nell'antica Grecia ed ecco allora che Agnodice è costretta a travestirsi da uomo per poter far valere il suo ruolo, ma con un forte desiderio di riscossa e la determinazione di porre fine prima o poi al camuffamento affinché i suoi diritti di essere umano alla pari con il mondo maschile siano finalmente rispettati.

Al Teatro Camploy il G.A.D. Città di Pistoia ha proposto come quinto appuntamento della settima "Rassegna di autore contemporaneo, Premio 'Totola'" la bella commedia drammatica Agnodice, (vincitrice del Premio "Fondi-La Pastora", 1996), diretta da Franco Checchi, su sceneggiatura della scrittrice e poetessa Maura Del Serra, autrice molto attenta al mondo dei diritti umani nella storia universale. Assistere e apprezzare questa novità assoluta e lavoro originalissimo, è stato come aprire uno di quei vecchi sussidiari scolastici illustrati nei quali spiccano le figurine di uomini, donne e servi ateniesi raffigurati su vasi variopinti e proprio questi personaggi, fasciati nei loro abiti tipici e realizzati per lo spettacolo da Edoardo Salvi, sono usciti dalla loro immobilità iconografica per diventare persone, non confinate nel passato ma portatrici di attualissimi temi quali le pari opportunità, il secolare potere maschile su quello femminile e gli escamotage a cui si è spesso costretti nella vita pur di tener fede alle proprie aspirazioni senza cedere ai compromessi.

La forza e l'eloquenza della pittura prevalgono in Agnodice come linguaggio teatrale (coadiuvato dalle musiche originali di Alessandro Duma e Carlo Coda), dato che sono gli stessi attori a creare in senso corporeo la scena: grazie infatti a bellissimi pannelli dipinti gli ambienti si sono succeduti in una sorta di gioco a domino dove gli stessi tasselli si spostavano dalla posizione giusta per formare le immagini, si staccavano, si ricollegavano, si allontanavano, si avvicinavano a formare porte, baldacchini, il popolo ateniese, interni ed esterni, prigioni di dolore.

Persino un affascinante paesaggio marino è uscito dalla cretività della scenotecnica di Michele Galante: un gioco morbido e malleabile, con tocchi addirittura futuristici alla Fortunato Depero, che ha creato distensione nel teso clima della lotta per l'emancipazione per la quale hanno lavorato intensamente e con ottimo risultato gli attori Lisa Cantini (Agnodice-Leonida), Romina Breschi (Ismene), Leandro Bartoletti (Filemone), Federico Sichi (Alessandro), Giacomo Del Bino (Learco), Carmen Di Bello (Dirce), Cinzia Cedrola (Melitta) e Franco Ulivi (Polidoro).

Un pezzo forte nel cartellone del Premio "Totola" che merita senz'altro attenzione per la sua caratteristica di "idea di teatro".


MICHELA PEZZANI

Verona, "L'Arena", 23 aprile 2002

L'" Agnodice" in trasferta

Uno spettacolo "made in Pistoia" aprirà il festival nazionale "Premio Sele d'Oro 2002" che prende il via oggi al "Palasele" di Oliveto Citra (Salerno). La prima serata del festival (alla cui fase finale sono state ammesse sette compagnie teatrali italiane) vedrà in palcoscenico il "Gad Città di Pistoia" con la commedia drammatica Agnodice della pistoiese Maura Del Serra (premio "Fondi la Pastora" 1996). Ancora firme pistoiesi per le musiche originali di scena (Alessandro Duma e Carlo Coda) e per scene e costumi (Edoardo Salvi). Pistoiesi anche il regista (Franco Checchi) e gli attori.

I criteri di selezione del festival privilegiano "le opere di impegno sociale o attinenti al sociale e alle problematiche dell'uomo contemporaneo": lo spettacolo è stato selezionato per la validità del testo e la qualità dell'allestimento. Agnodice è teatro di poesia, ambientato nell'Atene del III secolo a. C. con la capacità di far rivivere il passato con spirito attualissimo. I temi di riflessione sono l'integrità della persona, l'emancipazione femminile, l'omosessualità, la forza di dire "no" alle leggi scritte quando vanno contro alle ragioni della dignità personale. Agnodice si ribella alle leggi dell'epoca che vietavano alle donne di esercitare la professione di medico, pena la morte. È teatro di parola ma dà grande valore alle parti mute. Per gli attori, il difficile impegno di misurarsi con un linguaggio elevato che si sviluppa sul doppio: uomo-donna, verità-apparenza, drammatico-comico.


PIERA SALVI

"La Nazione", 7 settembre 2002



Maura Del Serra ed il regista con la compagnia del "Teatro Ionico", al termine di una rappresentazione di Agnodice, Atene, estate 2004


Un po' di Pistoia all'Olimpiade

4 agosto, nell'isola greca di Andros, ha debuttato la versione greca della commedia drammatica Agnodice scritta dalla pistoiese Maura Del Serra (Premio "Fondi-La Pastora" 1996). Il regista Antonis Papadopoulos ha raccontato che l'accoglienza è stata "entusiastica" da aparte del pubblico, della stampa e degli ospiti illustri presenti alla prima. Lo spettacolo è stato realizzato nel contesto delle manifestazioni culturali promosse in Grecia a corollario delle Olimpiadi. E a partire da dopodomani Agnodice sarà in scena ad Atene per 25 repliche. Ci sarà quindi anche una presenza pistoiese all'Olimpiade greca, se non sportiva, culturale grazie al teatro di Del Serra. Il testo della scrittrice e poetessa pistoiese affronta la vicenda di Agnodice affascinante e 'scandalosa' donna-medico che nell'Atene del III secolo avanti Cristo si ribella alle leggi dell'epoca che, pena la morte, vietavano alle femmine l'esercizio della professione di medico.

Umanissima e trasgressiva, insofferente delle convenzioni sociali e degli imperativi della ragione, Agnodice ha studiato medicina ad Alessandria, ma è costretta a esercitare travestita da uomo. Una vicenda e una figura di straordinaria modernità visto che la battaglia per il riconoscimento pieno e convinto della pari dignità e dei pari diritti, nonché quello per il riconoscimento della dignità umana è una battaglia ancora lontana dell'essere vinta.


"La Nazione"

10 agosto 2004

Agnodice di Maura Del Serra, un ponte fra Italia e Grecia per una cultura di pace

La Compagnia TEATRO IONICO di Atene, sotto l'egida della FEDERAZIONE GRECA DELL'UNESCO, del CENTRO UNESCO DI FIRENZE, e con la direzione di Antonis Papadopoulos, nell'ambito dei programmi di promozione culturale dell'UNESCO, rivolti in modo particolare alle giovani generazioni, ha messo in scena lo spettacolo Agnodice, scritto dalla poetessa e drammaturga Maura Del Serra, docente di Letterature Comparate nell'Università di Firenze. Lo spettacolo è centrato sull'affascinante figura di Agnodice, donna-medico nella Grecia ellenistica, che fugge da Atene e va ad Alessandria in vesti maschili per imparare l'arte medica che in patria era vietata alle donne, pena la morte. Tornata ad Atene, sempre in abiti maschili e col il nome di Leonida, esercita con successo la professione medica ma, per invidia, viene accusata di seduzione delle pazienti e processata. Costretta a rivelarsi, è condannata a morte, ma in seguito all'insurrezione delle donne di Atene, le viene infine concessa la grazia di esercitare l'arte medica in vesti femminili e solo fra le donne.

Il carattere universale del personaggio e del testo ha prodotto uno spettacolo che affronta in maniera drammatica e puntuale, ma anche ironica e divertente, le eterne problematiche legate alla libertà di pensiero e alla dignità della persona; aspetti che nello spettacolo allestito dal Teatro Ionico sono lumeggiati attraverso sequenze sceniche ambientate in diversi periodi della storia dell'umanità fino all'epilogo situato ai giorni nostri. Lo spettacolo, realizzato anche come testimonianza di un proficuo rapporto culturale fra l'Italia e la Grecia, nuovo membro dell'Unione Europea, ha debuttato ad Atene all'inizio del mese di agosto dove è stato ripetutamente replicato con grande successo di pubblico e diffusi apprezzamenti della stampa, fra le manifestazioni culturali promosse in occasione dei Giochi Olimpici.

I valori espressi dallo spettacolo e dalla messa in scena, per i diritti della persona umana, la conoscenza delle civiltà e l'incontro fra i popoli, sono stati sottolineati dalla presenza alla prima dello spettacolo del Segretario Generale della Federazione Mondiale dei Club UNESCO, Patrick Gallaud, e dall'apprezzamento del Direttore Generale dell'UNESCO, K. Matsuura, ed hanno dato luogo alla proposta per l'inclusione di Agnodice nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO per una Cultura di Pace.


ANSA

settembre 2004

0 visualizzazioni