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  • Maura del Serra

Dalla relazione di Parlar per segni - Otto poeti italiani contemporanei, La meridiana della poesia

Meridiana, ossia l'orologio solare basato sulla proiezione dell'ombra operata dallo gnomone, durante le varie ore del giorno, è la voce che dà il titolo all'ultima raccolta poetica di Maura Del Serra pubblicata nel 1987 a Firenze dalla Giuntina, casa a cui si deve pure l'edizione delle sillogi precedenti: L'arco (1978), La gloria oscura (1983) e Concordanze (1985). Tempo, luce accecante del sole, ombra; la meridiana è appunto un simbolo perfetto della vita umana - e la "vita nostra " non è altro "che il palmo della divina mano, dove tutto è scritto, e che non possiamo leggere perché ne siamo parte" - ma, allo stesso modo, della poesia: "per metà menzogna e per metà preghiera (ovvero metà lusinga e metà visione)", "illimitante, che contiene tutti gli illimitati", come l'autrice ha dichiarato rispettivamente nella sezione Senza verso di Meridiana e nella rivista "Verso", partecipando ad un'ampia riflessione sul tema di Poesia e tempo. L'aspirazione di Maura Del Serra è divenire "l'aria che nutre il volo, che tutto tocca e da nulla è toccata: aria, madre lucente dell'ala, sostanza sonora del mondo nutrita a sua volta dall'essenza solare", "trovare nella quotidiana dieta dei sentimenti e dell'intelletto, il punto di equilibrio, l'ago che forma la bilancia e permette a uno dei piatti di scattare verso l'alto", come possiamo leggere ancora in Meridiana. Queste citazioni mi paiono le più adatte per delineare sinteticamente, ma senza fraintendimenti, un mondo poetico nutrito di temi e motivi poco frequentati nella letteratura italiana odierna, e di una ricerca arricchita dagli scambi culturali fra l'attività drammaturgica, lo studio storico critico (sul versante universitario) e la traduzione (dall'inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo). Prima di tutto, bisogna sottolineare la forte tensione religiosa che anima tutta la poesia di Maura Del Serra, alimentata e attraversata anche da esperienze del sacro non cristiano, sempre nel segno dello spontaneo e semplice moto di una fede naturale. Si pensi, ad esempio, ad un'altra sezione di Meridiana - intitolata Le madri e dedicata "alla cara memoria di Carlo Betocchi", in merito ai testi della quale, (speranza, fede, carità ) giova riportare per intero la nota della poetessa: "Le madri, corrispondenti alle cristiane virtù cardinali (e, in ascendenza, alle idee platoniche, alle matrices alchemiche, alle madri goethiane) sono qui collocate, come intelligenze ed energie motrici della vita ad ogni suo livello, in ordine progressivo di accensione e di comunione col divino". Ora non è che l'autrice non avverta il peso dell'esistere, della negatività; tuttavia, come ha osservato a ragione Roberto Carifi (nella bandella di Meridiana), anche il suo "è forse il silenzio di Dio, ma da lei accolto come prova che conduce alla pienezza, ad una gioia assoluta". Un siffatto slancio dello spirito era ed è espresso nel simbolo, più orientale che nostro, dell'arco, ad intitolazione dell'omonima prima raccolta: in cui l'immagine viene ad agire come metafora di tensione interiore, esistenziale in genere, quale esplicita suggestione letteraria mutuata dalla Dickinson ("Existence's whole arc, filled up, / with one small diadem"), come arco della luce, del sole - esaltandone dunque la valenza allusiva di conoscenza, di tutto ciò che spezza le tenebre del male, di unione agognata con il divino, di potere della divinità stessa. Da qui derivava la tendenza a contrarre la scrittura, ricorrendo ad anacoluti, a giustapposizioni sintattiche e ad apposizioni svariate, rese più evidenti da una ridottissima punteggiatura, nel tentativo di comunicare al lettore delle vere e proprie epifanie, delle illuminazioni mistiche, come in Grazia: [...]; o in A una nuova vita: [...]. Il nome di Paul Celan non ricorrerebbe invano; Maura Del Serra lavora infatti nella direzione di una poesia di grande tensione etica e di pregnanza intellettuale, la "poesia pensante" di memoria hölderliniana, ma il suo sembra piuttosto l'Amor Dei Intellectualis d'ascendenze spinoziane. Perché la poesia della Del Serra è ricca non solo di riferimenti all'opera di Onofri, Rebora, Leopardi, Lasker-Schüler, Weil, etc. e, sul piano metrico-ritmico, anche a Ungaretti, Saba, Betocchi e via dicendo; ma anche di aspetti contenutistici e più genericamente formali che attingono alla cultura cinquecentesca e barocca. Basti ricordare in proposito il titolo così tipicamente ossimorico della seconda raccolta di versi La gloria oscura, testi di Meridiana come la mente [...]; oppure Punti cardinali.

[...] Potremmo parlare di concettismo, che corre talvolta il pericolo formale di un eccesso di oscurità (come accadeva in Grazia) o d'astrattezza, a cui pure possono portarlo l'aggettivazione spesso colta, il lessico prezioso, stilemi e forme della tradizione simbolistico-ermetica. Si pensi alla quasi costante anticipazione dell'aggettivo rispetto al sostantivo; a moduli grammaticali come "sagoma d'assenza", "cintura di mattino", "viso d'esilio" (in Concordanze), "prati di silenzio" (in Meridiana, dove, però, tale tipo sintagmatico diminuisce in proporzione all'evidente tentativo di congegnare un'argomentazione razionale più comunicativa); all'uso transitivo di verbi come sapere e parlare ("che sa il breve riposo", "parlando azzurro", colore luziano caratteristico, e non soltanto luziano, che compare in misura cospicua in Meridiana); le frequenti costruzioni con la preposizione semplice a, come nei casi "quieta incandescenza al cuore", "ma dure agli uomini, alle loro calde/catene", "uncina a finitezza" (sempre in Meridiana) etc. Da tutto questo scaturisce talora l'impressione di una sorta di "anacronismo di elezione" (come ha rilevato anche Mario Luzi nella prefazione alla silloge L'arco) che può però a volte tingersi di accenti ironici o, meglio semiseri: e allora, in una poesia che sembra programmaticamente optare per Ungaretti e la tradizione che egli rappresenta, si potrebbero scorgere dei toni pressoché alla Montale, che, peraltro, appare solo sporadicamente nel lavoro di Maura Del Serra. Eppure, quel suo ritorno a certe tipologie liriche in maniera quasi restaurativa - i cui richiami simbolici e la cui fluente musicalità sono il marchio di una perizia che si muove con agio dalle forme della canzonetta settecentesca al moderno verso lungo - è il crinale su cui procede una prassi poetica, che, in testi come ad esempio Il discrimine, il contrappasso (di Concordanze) o L'azzurro, Lo scarlatto, L'asceta, La mite etc., (in Meridiana), sa creare un'architettura intellettuale percorsa da un afflato sapienziale autentico e d'intonazione classica.


DANIELA MARCHESCHI

Pistoia, febbraio-marzo 1992 (inedito)

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