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  • Maura del Serra

Filastrocche della nonna


Il libro da regalare

Tutte le filastrocche della nonna

Qualche bambino troverà forse nella calza della Befana un libriccino di vecchie filastrocche. Filastrocche della nonna è appunto il titolo accattivante del volumetto edito in questi giorni dalla C.R.T. di Pistoia, introdotto da Maura Del Serra, affermata poetessa e docente universitaria. Questo per dire che quando si parla di filastrocche si scomoda, non per niente la grande letteratura.

La Del Serra ha fedelmente trascritto le filastrocche nei loro modi espressivi tipici di un recitativo parlato. "Me le raccontava mia madre - confessa la famosa presentatrice -, che le aveva a sua volte ascoltate e gustate dalla vecchia nonna. Io le ho tramandate a mia figlia Irene, come fragile pegno generazionale". "Si evoca - conclude Maura Del Serra - un paese dell'anima, vezzeggiativo e fiabesco, ricco di fantasiosa allegria". Accompagnano i versi le illustrazioni di Irene, finora ultima ascoltatrice.


p.g.

"Il Tirreno"

6 gennaio 2001

"Le filastrocche della nonna" di Maura Del Serra

"Nel paese di Tordi e Civetta / abitava una certa vecchietta; / una vecchia magrissima e strana / che sembrava l'antica Befana": è una delle 13 antiche filastrocche, fedelmente trascritte nei loro modi espressivi tipici di un recitativo parlato, raccolte da Maura Del Serra, "così come me le recitava mia madre", illustrate con simpatici disegni dalla figlia di Del Serra, Irene Fabbri, e pubblicate in questi giorni in un libriccino dall'editrice CRT di Pistoia [...].

Il calabrone, La Gustava, La luna, Il treno e via via tutte le altre Filastrocche della nonna, la mamma di Maura Del Serra le diceva "con sapiente pathos" alla propria figliola "quando era bambina già presa dalla magia arcaica dei versi" e le ha poi ripetute alla nipotina Irene durante la sua infanzia.

"Trasmetteva così a entrambe - scrive Del Serra nella breve nota iniziale - questo aereo, incantato e fragile pegno generazionale, capace di risuscitare intatto e miniaturizzato il 'tempo perduto' di un microcosmo delle radici paesane, evocando un paese dell'anima assai vezzeggiativo e fiabescamente cantabile, ma, come i quadri naïves, nella sostanza non edulcorato né folcloristico, popolato di presenze umane, animali e oggettuali primigenie, dotate di quella fantasiosa allegria del cuore che tanto manca al nostro tempo tecnologicamentre oltranzista".


"La Nazione"

7 gennaio 2001

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