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  • Maura del Serra

Gianna Manzini. Bestiario


A cento anni dalla nascita di Gianna Manzini

Bestiario

Pubblicato il nono quaderno di “Ocra Gialla”

Nel centenario della nascita di Gianna Manzini (1896-1974), le edizioni pistoiesi Via del Vento le hanno dedicato, nel mese di novembre, il nono libretto di “Ocra Gialla”, la collana diretta da Fabrizio Zollo, che pubblica testi inediti e rari del Novecento.

Con il titolo Bestiario vengono presentati tre racconti (Un cavallo, Una trota, Altri gatti: Romeo, Il Mendicante, il Guercino, la Bellona) estrapolati dalla silloge di diciotto racconti brevi Animali sacri e profani, uscita nel '53 presso Casini di Roma, ampliata nel '60 nell'Arca di Noè.

Del volumetto sono stati impressi, su carta vergatina avoriata, duemila esemplari numerati, per i tipi della Stamperia Luchi di Monsummano Terme.

A pagina due una foto ritrae una splendida Gianna Manzini con il gatto, nel 1941, mentre in copertina è riprodotto un disegno di Toulouse-Lautrec, Al circo. Cavallo eretto (1899).

Gianna Manzini nasce a Pistoia il 24 marzo 1896 e i profondi legami memoriali col “nido” pistoiese affioreranno con struggente frequenza nelle sue prose. Dopo l'infanzia e la prima giovinezza trascorse in via del Vento (attuale via Ventura Vitoni) al veccio numero 3, la Manzini si trasferisce a Firenze dove conseguirà la laurea in Magistero e si sposerà, nel 1920, con il giornalista e letterato Bruno Fallaci. Una unione, però, che entrerà ben presto in crisi.

Vicina all'ambiente di “Solaria”, la rivista letteraria uscita a Firenze dal gennaio 1926 al maggio 1934, la Manzini si espresse preferibilmente nella forma narrativa breve.

Nel 1928 nasce il suo primo romanzo Tempo innamorato, mentre l'anno successivo pubblica i racconti di Incontro col falco, e nel 1932 Boscovivo. A metà degli anni '30, dopo la separazione dal marito si trasferisce a Roma dove si lega al critico Enrico Falqui.

Sono di questi anni i volumi di racconti Un filo di brezza (1936), Venti racconti (1941), Forte come un leone (1944), a cui fanno seguito i romanzi Lettera all'editore (1945), La sparviera (1956) e Ritratto in piedi (1971), alto e teso tributo alla figura paterna, che nello stesso anno gli varrà il Premio “Campiello”.

La Manzini muore a Roma il 31 agosto 1974.

Maura Del Serra nella nota al testo rileva come in questi tre racconti “la Manzini precisa con più nitore il nesso lirico-visivo e visionario-conoscitivo di queste intense 'occasioni' di segno animale; dove, bruciando di slancio ogni sospetto virtuosistico di manierismo analogico post-solariano, restituisce con geometrici flashes la fisiologia dell'anima dei suoi soggetti-oggetti; i quali, mai banalmente antropomorfizzati bensì piuttosto 'cosmicizzati' (ma con toscanissima lama) appaiono in delicata interazione con la loro Narratrice-Evocatrice”.

FRANCO BENESPERI

“La Vita”, 5 gennaio 1997

Ricordo di Gianna Manzini a 100 anni dalla nascita. Tre brevi e rari racconti


Nel 1966 (per la precisione il 24 marzo) ricorreva il centesimo anniversario della nascita della scrittrice Gianna Manzini, una protagonista della scena letteraria italiana del Novecento. Per renderle omaggio, la casa editrice pistoiese Via del Vento ha ripubblicato tre brevi racconti nel volumetto Bestiario a cura di Maura Del Serra. Fra l'altro, proprio in via del Vento (oggi via Vitoni) Gianna Manzini trascorse gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, segnati dalla dolorosa separazione dei genitori e dalla morte prematura del padre Giuseppe a causa delle violenze fasciste.

È il secondo libro della collana “Ocra gialla” (altri quattro racconti tratti da riviste erano stati pubblicati nei “Quaderni di Via del Vento” col titolo Bastimento in bottiglia) che la casa editrice diretta da Fabrizio Zollo dedica alla Manzini, togliendo dall'oblio pagine rare o dimenticate. Il primo volume (Favola dell'ulivo e altre prose liriche) era una scelta di racconti giovanili, tratti da Boscovivo e ispirati alla natura, in cui gli elementi vegetali si trasfigurano simbolicamente nell'umano. L'operazione di Bestiario è analoga, ovvero una scelta all'interno di una silloge di diciotto racconti pubblicati nel '53 in Animali sacri e profani, ampliata sette anni dopo in L'arca di Noè.

Tra i racconti ripubblicati Un cavallo ha un vago sapore felliniano, giocato sul filo dei ricordi e della libertà: un vecchio quadrupede da tiro morente ripensa con dolore gli anni in cui era attrazione in un corso. Ancora l'ansia di libertà e il desiderio di vivere sono al centro de La trota, mentre Altri gatti: Romeo, il mendicante, il guercino, la bellona offre una galleria di ritratti psicologici di felini e riflessioni sui rapporti uomo-animali.

Questi racconti sono “per più versi esemplari – scrive Del Serra – e in essi la Manzini precisa con più nitore il nesso lirico-visivo e visionario-conoscitivo di queste intense 'occasioni' di segno animale; dove, bruciando di slancio ogni sospetto virtuosistico di manierismo, restituisce con geometrici flashes la fisiologia dell'anima, dei suoi soggetti-oggetti; i quali, mai banalmente antropomorfizzati bensì piuttosto cosmicizzati, appaiono in delicata interazione con la loro narratrice-evocatrice”.


G.F.P.

“La Nazione”, 24 gennaio 1997

GIANNA MANZINI, Bestiario


A cento anni dalla nascita della grande scrittrice pistoiese Gianna Manzini (morta a Roma nel 1974) le edizioni Via del Vento le hanno reso omaggio pubblicando tre suoi racconti animalisti sotto il titolo Bestiario [...]. Un trittico, una sequenza di piccole e preziose tessere che vanno a comporre il “raffinatissimo mosaico vocale-strumentale manziniano”. Nella postfazione scrive Maura Del Serra: “Alla silloge di diciotto racconti brevi, Animali sacri e profani, uscita nel '53 presso Casini di Roma ed ampliata sette anni dopo nell'Arca di Noè, la Manzini affidò il suo bestiario (tale lo definiva nella prefazione), i suoi animalia appuntati e cesellati nei due decenni precedenti: qui – come minimo tributo al centenario della nascita dell'autrice, assai disatteso dalle manifestazioni ufficiali e quasi silenziato dalla critica, dopo le promesse del Convegno e degli atti pistoiesi del 1983 – se ne sono estrapolati tre, per più versi esemplari, nei quali la Manzini precisa con più nitore il nesso lirico-visionario-conoscitivo di queste intense “occasioni” di segno animale [...]” [...].

c.l.

“pistoiaprogramma”, gennaio-giugno 1997

GIANNA MANZINI, Bestiario (Nota al testo di Maura Del Serra)


[...] Scrive la Del Serra: “In queste piccole tessere del grande, raffinatissimo mosaico vocale-strumentale manziniano, l''angelico furore' che l'autrice attribuisce, in un altro flash, alla pazienza salvifica del tarlo che scava, si traduce già con pienezza sensibile nel dato stilistico, facendo di questi animali non tanto tozziane 'bestie', cioè cruenti e folgoranti archetipi di cieca condanna, quanto [...] un 'mondo del paesaggio', un sigillo armonico della complessa pietas manziniana”.


“Pietraserena”, primavera '96 – inverno '97

Animali esistenziali GIANNA MANZINI, Bestiario. Tre racconti


La società di massa e la civiltà dello spettacolo somigliano – per nostra fortuna – non a un paesaggio desertico, ma ad una sorta di jungla, nei cui meandri labirintici riescono a sopravvivere i residui di una concezione alta della letteratura. Uno di questi è la collana “Ocra Gialla”, che ripropone “testi inediti e rari del Novecento”. È il caso di questo Bestiario di Gianna Manzini (scrittrice scomparsa nel 1974).

Si tratta di tre racconti (Un cavallo, Una trota e Altri gatti: Romeo, Il Mendicante, il Guercino, La Bellona), peraltro commentati da Maura Del Serra in un'esemplare Nota al testo. Lettura consigliata a coloro che amano l'universo antropomorfico in letteratura, ma soprattutto a coloro che ricercano il filone più liricizzato della nostra narrativa novecentesca. A tutti gli altri, la sorpresa di scoprire nel linguaggio prezioso e raffinato della Manzini la forza dei più disperati e violenti messaggi esistenziali. Ben altro cibo che la moda dello splatter di oggi.


ALESSANDRO IOVINELLI

“Avvenimenti”, 23 luglio 1997


GIANNA MANZINI, Bestiario


Aveva ragione il grande Lucrezio: Accidere ex una scintilla incendia passim. A volte da una sola scintilla scoppia un incendio.

Perdonatemi l'ignoranza: non conoscevo Gianna Manzini […]. Per me Gianna Manzini è stata una rivelazione, perché è stato un incendio?

Perché in lei ho ritrovato la soavità dell'educazione letteraria, il gusto del tocco impercettibile, la ricerca di una musicalità aerea. E se vogliamo, una lezione animalista. Almeno in questo contesto.

I tre racconti che compongono questo fulgido, e nello stesso tempo infinitesimale, omaggio alla Manzini sono un esempio di civile consapevolezza, ricco poi di una lingua misurata, ma efficace, limpida e poetica, lontana mille miglia dagli ingorghi medusei dello scrivere contemporaneo.

Non si può non rimanere allibiti e frastornati di fronte alla nettezza di un paesaggio come questo: “capivo che un bambino, a tu per tu coi pesci, scopre una sua cattiveria un po' folle, a bagliori, e si trova ricco d'una energia sproporzionata, in anticipo.

O di quest'altro, che accomuna le sorti di un gatto a quella di un'umanità sempre pensierosa: “Ogni tanto, sul far di sera ricompare e si sofferma vicino al portone. Si capisce che vuol notizie. Non può ammettere che il compagno si sia accasato; e alla morte ci crede soltanto per i nemici".

La lettura di Bestiario è stata un'avventura emozionante, un riappropriarsi di un senso che pensavo svanito, quello della capacità della comunicazione. Riscopriamo dunque questo Novecento letterario […] e con esso alcune figure minori, minori solo perché non si è voluto credere all'intelligenza del lettore, ma grandi invece per l'universalità delle loro evocazioni narrative.


ELEONORA DEL POGGIO

“Il paradiso degli orchi”, estate 1997

La preistoria stravagante di Gianna Manzini

Ancor più che essenziale, prezioso è l'aggettivo che più si addice alla collana “Ocra gialla” [...]. Bestiario è il secondo numero della collana dedicato al recupero degli scritti di Gianna Manzini che, pistoiese di nascita, è ospite d'onore, madrina meglio, dell'iniziativa. La stesso logo delle edizioni, la cupola della Basilica della Madonna dell'Umiltà, era l'immagine che incombeva sulle finestre della sua casa, proprio in Via del Vento, dove visse fino all'adolescenza. Un omaggio dovuto dunque, e un pretesto per ripromuovere anche testi di altri autori superficialmente mortificati da lettori dalle papille irrigidite e dai conseguenti orientamenti della grandi case editrici.

Ritroviamo qui il tema irrinunciabile, caro alla Manzini, degli animali. [...] I gatti dunque, anche qui, come tramite, chiave d'accesso per questo infinito e misterioso regno. Una presenza da cui la Manzini non potrà prescindere e che Maura Del Serra, nella sua acuta e chiarificante Nota al testo definisce felicemente la sua micro-epopea gattesca. D'altra parte, non sarà il suo stesso Nuvolao il nume tutelare di Riccardo Rossi in Un'altra cosa?

Il rapporto con l'animale, nella Manzini, non comporta mai un imprinting nel senso etologico del termine, in nome del rispetto delle proprie reciproche sfere, del proprio regno (umano ed animale). Li sottopone ad una osservazione delicata perché innocenti e inviolabili, e in quanto tali trasfigurati quasi in divinità domestiche o silvane, ma non antropomorfizzate, che sarebbero, a quel punto, ancora una volta, profanati. Entra, ospite, in quello che sa un regno a parte, nel quale può avere solo un ruolo di osservatrice, involuta discendente di questa preistoria stravagante.

Rileggiamo una prosa che conferma sé stessa trovando nella concisione del racconto l'espressione congeniale: Un cavallo, Una trota, e Altri gatti [...] una selezione condivisa, pur suscitando qualche perplessità riguardo al criterio di scelta. Segnalare altri brani, ora, sarebbe svelare il gusto personale (perché non Il cavallo di San Paolo, ad esempio, che l'autrice stessa indica come uno dei più cari e che si rivela infine un'intensa meditazione, una corsa sul dipinto di Niccolò dell'Abbate, o ancora, la splendida introduzione a L'Arca di Noè, Mondadori, 1960, già di per sé un piccolo bestiario?). Le pagine scarse richiedevano necessariamente una scelta severa e per gustare altri racconti, altrettanto raffinati e il più delle volte divertenti (di un divertimento che non è mai scherno all'animale di volta in volta protagonista), bisogna, con non poche difficoltà, procurarsi il libro, ché un assaggio così squisitamente ristretto fa fatalmente venir voglia di assaporare di più. Ma questo si spera sia proprio lo scopo prefisso: stimolare interesse per riportare alla meritata luce una tra le nostre più grandi contemporanee. Poi, finalmente, Maura Del Serra ha riscattato il bestiario manziniano dalla inflazionata ipotesi della eredità di Tozzi, cogliendo la differenza nella più giusta interpretazione dell'approccio spirituale dei due toscani con la dimensione delle bestie.


PAOLA GIANGRANDE

“Tratti”, autunno 1997

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