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  • Maura del Serra

Introduzione a La Minima

Aggiornato il: 17 dic 2020

Maura Del Serra è intellettuale fra i più preparati e sensibili della sua generazione. Personalità come la sua, ricche di interessi e talenti, sono oggi rare nel panorama della cultura italiana, dove l'apparire e l'essere presenti ad oltranza, l'aggressività e lo scialo verbale sono spesso scambiati per valori. Ciò che invece colpisce in chi avvicina Maura Del Serra è il garbo signorile, che vela una malcelata timidezza, la misura del parlare e un'insolita mitezza dell'ascolto, che mi ha fatto subito tornare alla mente il sapore di incontri umani e intellettuali per me indimenticabili. Non è un caso che uno dei riferimenti, per umanità e per cultura, più fecondi di suggestioni e di proposte etiche sia stato anche per lei Vittorio Sereni, capace come pochi da un lato di perseguire un'austera ricerca interiore, dall'altro di nutrire un'attenzione partecipe per l'esperienza degli uomini e del suo tempo. Accanto e oltre Sereni ci sono l'opera e la personalità di Clemente Rebora, in cui la dimensione etica è accesa e trascesa da quella spirituale. "Lo specchio e il fuoco", appunto (tanto per citare uno dei volumi critici dell'A.), vale a dire la molteplicità dell'umano, del fenomenico, della contraddizione, che si congiunge con e nel "fuoco" della limpidezza contemplativa, della dantesca "profonda e chiara sussistenza". Proprio la tensione spirituale dell'opera di Clemente Rebora assume un significato esemplare per la poetessa Maura Del Serra, i cui versi esprimono una forte e oggi inusuale (ma la Del Serra è orgogliosa di essere "inattuale" [...]) carica religiosa, da intendere nel senso etimologico di ciò che unisce le varie dimensioni dell'essere e dell'esistere, senza tralasciare di fiorire in improvvise accensioni mistiche.

Ma la poesia e la cutltura di Maura Del Serra si alimentano anche di un ampio spettro di esperienze filosofiche, sapienziali, simbologiche, musicali o attinte dalle arti figurative, per non dire delle letterature straniere. Non bisogna infatti dimenticare la convergente attività di traduttrice, che ha condotto la Del Serra ad occuparsi di autori cronologicamente eterogenei, ma tematicamente affini: dall'elisabettiano George Herbert a Else Lasker-Schüler, da Suor Juana Inés de la Cruz a Simone Weil a Borges.

Coerente con tale larghezza di interessi è l'attività critica, che si articola in un percorso di indagine capace di spaziare da Jacopone da Todi a Foscolo, da Vico a Collodi, però con una netta propensione per l'area novecentesca e, in particolare per i vociani "moralisti". Senza peraltro omettere la complessità sperimentale di un Pascoli, che ha guidato l'A. a studiare di recente uno dei lettori pascoliani più agguerriti, Pasolini.

Così, potremmo dire che una costante del lavoro della Del Serra è proprio il suo interesse per autori e personalità artistiche contrassegnate da un fermento problematico, che tende spesso a diventare polemico, "eretico" nei confronti dei valori comuni. Ecco quindi, pure nel teatro, l'attenzione verso personaggi che si discostano - per intensa singolarità - dalle norme e dal conformismo istituzionale, per aderire invece a quella legge interiore, di dura elezione e conquista, che conduce spesso a perdere nella storia, ma certo a vincere nell'anima, secondo la nota espressione di Jahier - altro autore caro alla Del Serra.

Il suo dramma La fonte ardente è infatti la rivisitazione dei momenti, degli incontri di più bruciante significato nell'esperienza esistenziale di Simone Weil, ad illuminare quella tensione verso un'intima perfezione, fatta della ricerca del modo più autentico e pieno di compromissione di sé, di dono totale: una componente squisitamente propria dell'anima femminile. Un tema che si ritrova ne La Fenice, la cui protagonista, Suor Juana Inés de la Cruz, è segnata da un destino più tragico. In questo testo si può avvertire infatti un dissidio ancora più doloroso, dato dal contrasto tra vocazione interiore da un lato, ed interdizione ed oppressione sessuale e sociale dall'altro, e complicato dallo scontro culturale fra colonizzatori e colonizzati, nel Messico seicentesco. Da notare che si tratta di drammi in versi, come già nell'opera di Luzi; ma qui Maura Del Serra, alternandolo all'endecasillabo, recupera il martelliano - verso di una tradizione epico-drammatica ma anche flessibile alle esigenze di scansione e recitazione moderne.

In prosa invece, L'albero delle parole, la cui figura principale è ispirata in modo lato alla personalità di Don Milani. Anche in tal caso troviamo un personaggio teso, capace di spendersi in una esperienza pedagogica e spirituale completa che, per il peso che la contraddistingue, risulta alla fine inaccettabile ad una società che insegue, invece, la leggerezza del conformismo e di vite che non sperimentano se stesse. La Minima - qui pubblicata - è infine la trasposizione drammaturgica della figura di Madre Margherita Caiani, una popolana che, agli inizi del secolo, seppe reinventare la pietà in forme tanto umili quanto autentiche. Un'opera nata su commissione, che Maura Del Serra ha affrontato nel suo stile: "per scommessa", cioé per confrontarsi con l'esperienza proiettata oltre la storia, ma anche concretissima, della santità.


DANIELA MARCHESCHI

"Hystrio", n. 4, 1989

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