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  • Maura del Serra

La Minima


Scritta su commissione nel 1989 (in occasione della beatificazione di Madre Margherita Caiani, fondatrice delle Suore Minime del Sacro Cuore) e già pubblicata in “Hystrio”, n° 4 di quell'anno, La Minima di Maura Del Serra - a distanza di quasi un decennio - mantiene vivo e transitivo il suo carattere di specchio drammatico della coscienza individuale e comunitaria del nostro tempo, segnata da laceranti dicotomie e trasformazioni, qui incarnate dai personaggi dell'Uomo e della Donna, che interagiscono con la Suora protagonista in una sorta di rivelatrice “lotta con l'angelo” dell'assoluto nel quotidiano, come del resto accade ai coprotagonisti degli altri testi drammatici in versi e in prosa della Del Serra, precedenti e successivi a questo (La fonte ardente, La Fenice, L'albero delle parole, Andrej Rubljòv, Lo spettro della rosa, Agnodice) dedicati rispettivamente a Simone Weil, a Suor Juana Inés del Cruz, a Don Milani, a Nijnskij, ad una straordinaria donna-medico ellenistica; nelle rivisitazioni mitiche contemporanee de Il figlio, Specchio doppio, Guerra di sogni, e nei versi per la danza di Stanze.

Evitando le secche di un didattismo oleografico e devozionale, La Minima si ripropone quindi come “lettura della santità” in chiave di forte ed agonica umiltà creaturale, che diviene natura e senso segreto della storia.


Dalla quarta di copertina

Introduzione

Maura Del Serra è intellettuale fra i più preparati e sensibili della sua generazione. Personalità come la sua, ricche di interessi e talenti, sono oggi rare nel panorama della cultura italiana, dove l'apparire e l'essere presenti ad oltranza, l'aggressività e lo scialo verbale sono spesso scambiati per valori. Ciò che invece colpisce in chi avvicina Maura Del Serra è il garbo signorile, che vela una malcelata timidezza, la misura del parlare e un'insolita mitezza dell'ascolto, che mi ha fatto subito tornare alla mente il sapore di incontri umani e intellettuali per me indimenticabili. Non è un caso che uno dei riferimenti, per umanità e per cultura, più fecondi di suggestioni e di proposte etiche sia stato anche per lei Vittorio Sereni, capace come pochi da un lato di perseguire un'austera ricerca interiore, dall'altro di nutrire un'attenzione partecipe per l'esperienza degli uomini e del suo tempo. Accanto e oltre Sereni ci sono l'opera e la personalità di Clemente Rebora, in cui la dimensione etica è accesa e trascesa da quella spirituale. “Lo specchio e il fuoco”, appunto (tanto per citare uno dei volumi critici dell'A.), vale a dire la molteplicità dell'umano, del fenomenico, della contraddizione, che si congiunge con e nel “fuoco” della limpidezza contemplativa, della dantesca “profonda e chiara sussistenza”. Proprio la tensione spirituale dell'opera di Clemente Rebora assume un significato esemplare per la poetessa Maura Del Serra, i cui versi esprimono una forte e oggi inusuale (ma la Del Serra è orgogliosa di essere “inattuale” [...]) carica religiosa, da intendere nel senso etimologico di ciò che unisce le varie dimensioni dell'essere e dell'esistere, senza tralasciare di fiorire in improvvise accensioni mistiche.

Ma la poesia e la cultura di Maura Del Serra si alimentano anche di un ampio spettro di esperienze filosofiche, sapienziali, simbologiche, musicali o attinte dalle arti figurative, per non dire delle letterature straniere. Non bisogna infatti dimenticare la convergente attività di traduttrice, che ha condotto la Del Serra ad occuparsi di autori cronologicamente eterogenei, ma tematicamente affini: dall'elisabettiano George Herbert a Else Lasker-Schüler, da Suor Juana Inés de la Cruz a Simone Weil a Borges.

Coerente con tale larghezza di interessi è l'attività critica, che si articola in un percorso di indagine capace di spaziare da Jacopone da Todi a Foscolo, da Vico a Collodi, però con una netta propensione per l'area novecentesca e, in particolare per i vociani “moralisti”. Senza peraltro omettere la complessità sperimentale di un Pascoli, che ha guidato l'A. a studiare di recente uno dei lettori pascoliani più agguerriti, Pasolini.

Così, potremmo dire che una costante del lavoro della Del Serra è proprio il suo interesse per autori e personalità artistiche contrassegnate da un fermento problematico, che tende spesso a diventare polemico, “eretico” nei confronti dei valori comuni. Ecco quindi, pure nel teatro, l'attenzione verso personaggi che si discostano – per intensa singolarità – dalle norme e dal conformismo istituzionale, per aderire invece a quella legge interiore, di dura elezione e conquista, che conduce spesso a perdere nella storia, ma certo a vincere nell'anima, secondo la nota espressione di Jahier – altro autore caro alla Del Serra.

Il suo dramma La fonte ardente è infatti la rivisitazione dei momenti, degli incontri di più bruciante significato nell'esperienza esistenziale di Simone Weil, ad illuminare quella tensione verso un'intima perfezione, fatta della ricerca del modo più autentico e pieno di compromissione di sé, di dono totale: una componente squisitamente propria dell'anima femminile. Un tema che si ritrova ne La Fenice, la cui protagonista, Suor Juana Inés de la Cruz, è segnata da un destino più tragico. In questo testo si può avvertire infatti un dissidio ancora più doloroso, dato dal contrasto tra vocazione interiore da un lato, ed interdizione ed oppressione sessuale e sociale dall'altro, e complicato dallo scontro culturale fra colonizzatori e colonizzati, nel Messico seicentesco. Da notare che si tratta di drammi in versi, come già nell'opera di Luzi; ma qui Maura Del Serra, alternandolo all'endecasillabo, recupera il martelliano – verso di una tradizione epico-drammatica ma anche flessibile alle esigenze di scansione e recitazione moderne.

In prosa invece, L'albero delle parole, la cui figura principale è ispirata in modo lato alla personalità di Don Milani. Anche in tal caso troviamo un personaggio teso, capace di spendersi in una esperienza pedagogica e spirituale completa che, per il peso che la contraddistingue, risulta alla fine inaccettabile ad una società che insegue, invece, la leggerezza del conformismo e di vite che non sperimentano se stesse. La Minima – qui pubblicata – è infine la trasposizione drammaturgica della figura di Madre Margherita Caiani, una popolana che, agli inizi del secolo, seppe reinventare la pietà in forme tanto umili quanto autentiche. Un'opera nata su commissione, che Maura Del Serra ha affrontato nel suo stile: “per scommessa”, cioè per confrontarsi con l'esperienza proiettata oltre la storia, ma anche concretissima, della santità.


DANIELA MARCHESCHI

“Hystrio”, n. 4, 1989

poi in La Minima, Pistoia, Editrice C.R.T., 1989, pp. 5-7


La santità è sempre possibile È uno dei rilievi fatti dal Vescovo Mons. Scatizzi che ha presentato alla stampa la figura, le opere, le provocazioni della suora pistoiese. Come la Diocesi si prepara a vivere l'evento eccezionale della beatificazione.


[...] In margine alla conferenza stampa si è appreso da don Gargini che il Comitato per la beatificazione della madre Caiani, aveva ritenuto utile attualizzare con un dramma la figura e la forza spirituale di questa donna attiva e contemplativa insieme. Era stata interessata la Prof. Maura Del Serra, insegnante di letteratura italiana all'Università di Firenze, già autrice non solo di raccolte poetiche, ma anche di testi teatrali. Dopo ampia consultazione dei tanti documenti riguardanti la Caiani, la Prof. Del Serra ha composto un dramma in due atti dal titolo La Minima. Nel dramma la figura della Caiani è stata attualizzata, calata e messa a confronto col quotidiano contemporaneo, nei suoi problemi e nelle sue lacerazioni.

L'augurio è che il dramma possa essere allestito ed in questo senso sono in corso contatti con la RAI.


“La Vita”, domenica 26 marzo 1989

“La minima”: dramma in due atti di M. Del Serra La figura delle fondatrice delle Minime del S. Cuore rievocata e attualizzata in un confronto con la realtà quotidiana del nostro tempo.


Dopo aver minuziosamente consultato il ponderoso corpus di documenti riguardante la Caiani (soprattutto la sua vita, le sue lettere e i suoi appunti non ufficiali) Maura Del Serra ha voluto restituire sulla pagina la forza spirituale, attiva e contemplativa insieme, di questa figura di donna, autodidatta in tutto (anche, per così dire, nella fede), la spontaneità affabile e affettuosa del suo carattere oblativo, e insieme il rigore interiore della sua testimonianza, segnata dal coraggio umile e adamantino proprio della religiosità popolare, anzi dell'aristocrazia spirituale spontanea propria di tale religiosità, che la Caiani rende capace di trasmettetre una certezza ben più che istituzionale: la certezza mistica e metaforica che opera alla base stessa del cristianesimo, cioè l'attività invisibile e incessante della Grazia nel mondo, alla cui creazione e rinnovamento continuo il santo partecipa con tutte le creature: la quotidianità umile, non appariscente e naturale del miracolo, che è presente e operante nelle fibre della vita stessa, anche e soprattutto nelle più dolorose e oscure. Perciò la figura della Caiani (il cui desiderio ecumenico era “che nessun'anima si perda nel mondo intero”) è stata dalla Del Serra attualizzata, calata e messa a confronto col quotidiano contemporaneo, nei suoi problemi e nelle sue lacerazioni. La vicenda del dramma è ambientata in un parco romano vicino al Vaticano, dove, nel giorno della beatificazione, la suora appare a un Uomo e a una Donna che fino alle ultime battute restano senza nome, sia perché figure “anonime” e quindi esemplari, sia perché privi di vera identità interiore. L'Uomo e la Donna non sanno nulla della Suora, sono interamente chiusi alla comunicazione reciproca, immersi nei loro rispettivi problemi e grovigli esistenziali, tipicamente contemporanei, che li hanno portati per disperazione ad auto-emarginarsi dalla vita attiva. Via via che la Suora, con naturalezza e partecipazione, riesce a instaurare con loro un colloquio, inserendovi episodi salienti e caratteristici della sua vita (i più drammatici sono evocati da scene in flashback) i due “si sciolgono”, si scoprono reciprocamente e divengono capaci di interesse, di dissenso, di meraviglia: di parola, insomma, fino alla catarsi conclusiva (la presentazione dell'uno all'altra prima dell'uscita di scena) che resta per altro aperta ad ogni sviluppo. La Minima sparisce quando i due non hanno più bisogno di lei, o meglio, quando sono ormai in grado di riconoscerne, sullo schermo televisivo ma anche in sé, la santità come lievito, luce, senso del sacro che anima e sostiene la vita di ognuno. A questo lavoro è inrteressata la RAI per un allestimento che tuttavia, dati i tempi ormai ristretti, non potrà avvenire nei giorni stessi della beatificazione.


“La Vita”, Domenica 2 aprile 1989, p. 6

Dalla estrema povertà alla beatificazione Nostra intervista con don Renato Gargini, Vicario per le religiose della Diocesi. Le tappe della vita della “minima” del S. Cuore.


Il 23 aprile nella basilica di San Pietro in Roma, Giovanni Paolo II proclamerà beata Madre Margherita Caiani, fondatrice delle Suore Minime del Sacro Cuore, la cui Casa madre è a Poggio a Caiano nella Diocesi di Pistoia: nella stessa località la Caiani era nata nel 1863 e vi trascorse gran parte della vita, dedicata al servizio dei poveri, all'educazione dei bambini del popolo e all'assistenza ai sofferenti e ai moribondi. La Caiani morì nel 1921, dopo che il suo ordine si era rapidamente espanso ed era cresciuta intorno alla sua figura una diffusa fama di santità.

Ci siamo rivolti a Don Renato Gargini, vicario per le religiose della Diocesi di Pistoia e Presidente del Comitato Diocesano per i festeggiamenti, per rivolgergli alcune domande su questa singolare figura.

Ci vuole riassumere brevemente i momenti fondamentali della vita e dell'esperienza religiosa della Caiani?

Le sue suore, quelle che lei ha voluto che si chiamassero “minime”, hanno definito Madre Caiani una ragazza del popolo, che avverte le ansie e i problemi, li filtra alla luce del Vangelo e con un gruppo di amiche dà vita a una famiglia religiosa. È una definizione che nasce dalla freschezza stupita di chi sente che la fondatrice appartiene a un periodo in cui fatica a nascere, ma lentamente va realizzandosi un popolo consapevole della sua dignità di protagonista nella storia. È però una definizione che non coglie il mistero che dà fondamento allo sviluppo di una personalità creativa al servizio dei piccoli, dei deboli, delle famiglie del popolo, La caratteristica di Madre Caiani è la sua originalità nativa e geniale nel mettersi in comunicazione: in questo senso non si può parlare di tappe della sua spiritualità. Ella appartiene, anticipandolo, al tempo moderno, nella sua dimensione relazionale e comunicativa. Tutta la sua esperienza religiosa è un ampliarsi evolutivo di questa comunicazione con Dio e con gli uomini: comunicare autenticamente con Dio e stabilire un rapporto con gli altri con un'inventività straripante. La ricerca della sua vocazione, dall'esperienza della clausura contemplativa alla fantasia incontenibile nella risoluzione dei problemi concreti, è tutta centrata sulla relazione misteriosa con Dio, che la introduce alla preghiera permanente del cuore e dell'effusione affettiva dello Spirito.

Senza questa relazione non si coglie la profondità dell'esperienza della Madre: la sua pietà, fortissima e semplice, e anche la ricchezza delle sue opere e del suo linguaggio ne sono diretta conseguenza. Quando le difficoltà e i progetti si affollano al suo tavolo di lavoro, ella si alza e va all'“obló” che dà sulla Cappella, e ne parla con Cristo presente nell'Eucarestia. Il suo dialogo è immediato, al di là delle formule, e stabilisce una relazione che porta alla chiarezza dei progetti e alla soluzione delle difficoltà. È da questa immediatezza relazionale che impara il linguaggio non verbale dell'umiltà del servizio, dei gesti che provocano commozione. A Orio Litta, vicino ad Asti, suona il cembalo per far ballare le ragazze e fa “versi” dei burattini per stabilire un rapporto coi bambini intimoriti, abituati a un dialetto diverso. Sperimentando la difficoltà della comunicazione coi bambini (che, nonostante le superpremure e le stramberie delle suore, reagiscono con lo sgomento delle riunioni per le vaccinazioni antivaiolose) ella non si arrende, e riprende forza nel sentire che la comunicazione è possibile, che il canto dei galli in quel di Lodi è uguale a quello di Poggio a Caiano.

Una figura come quella di Madre Caiani, quale significato può assumere per i religiosi e per i laici dei nostri giorni?

Una volta stabilita la centralità della realzione, il significato della sua figura emerge come dato consequenziale per i religiosi e per i laici del nostro tempo: la comunicazione libera dalla paura e sprigiona la creatività e il sogno. In un'epoca di cambiamenti come la nostra, il sogno è l'elemento propulsore. Madre Margherita Caiani ha sognato. Non mi riferisco al sogno disturbante che la invita a non costringere le sue suore a dormire col soggolo per penitenza. È il sogno di costruire scuole, ospedali, opere, lasciandosi pienamente disponibili all'azione dello Spirito. La povertà della sua vita era enorme, doveva usare i sassi dell'Ombrone come gessetti per la lavagna della sua scuola; non aveva cibo per la sua comunità. È sorpresa in cucina. “Che fai sul tagliere?” le si domanda. “Sul tagliere io piango”. Ma nella povertà ella progetta le sue opere, dà forma a una crescita di iniziative che desidera, sognando in Dio, per sollevare l'uomo. Il significato è questo: liberi dalla paura, nella comunicazione “a cuore aperto” si può dar forma al futuro.

Quando è iniziato il processo che ha condotto alla beatificazione di Madre Caiani, e quali sono stati gli aspetti che vi hanno maggiormente influito?

Il processo ha varie fasi. Da una realtà diocesana si passa a quella di Roma. Le difficoltà sono provocate dal fatto della sua umiltà: è passata in mezzo agli uomini, è stata amata, ma avvertita come una di loro. Qual è l'eroicità di questa donna del popolo? Le lunghe, accurate fasi processuali, con le relative puntuali testimoniali hanno accertato l'eroicità delle virtù. Sono i testimoni viventi che, interrogati subito dopo la morte, hanno potuto evitare le secche del vago, dei “si dice”, mettendo al tempo stesso in evidenza contrapposazioni da dissipare.

Poi il fervore suscitato, le grazie ottenute per la sua intercessione, i favori concessi. Quanti hanno sperimentato la sua consolazione di madre nella desolazione, nell'afflizione! Nel libro sulla sua tomba è un fiorire di note di riconoscenza. Il silenzio della sua cappellina ha provocato serenità e chiarezza in chi, appogginadosi filialmente a lei, ha ritrovato fiducia per progettare. Poi l'esplosione di un miracolo, verificato dalla scienza medica, ha aperto definitivamente la porta verso la beatificazione, che sarà dichiarata domenica 23 aprile in Piazza San Pietro.

Quali iniziative sono state prese per dare adeguato rilievo a un evento così straordinario per la nostra Diocesi?

Si è cercato di mettere in stato di chiarezza una donna che ha tanto da dire alla città. L'indagine storica non è stata orientata a una conclusione celebrativa: è stato fatto un lavoro serio che ha permesso di ritrovare gli elementi portanti della società, in cui ella ha vissuto. In verità i contributi dei ricercatori hanno permesso, nei vari incontri di categoria, di collocare la Madre nella concretezza della sua esperienza, rilevandone i connotati di esemplarità. Sono stati molti quelli che hanno parlato di lei, conducendoci a rivivere l'incanto di una donna che anticipa i nostri tempi, con un intuito che sorprende. Articoli, interviste, conferenze, pubblicazioni, assemblee di categoria e comunitarie, celebrazioni liturgiche, riunioni nelle varie zone (in particolare quella nella Sala Maggiore del Comune di Pistoia, alla presenza del Vescovo e del sindaco Bucci di Pistoia e Vannini di Poggio a Caiano) hanno formato un'azione di sensibilizzazione, che si concluderà con la partecipazione alla beatificazione in Piazza San Pietro di tremila pellegrini con un treno speciale e 35 pullmans.

L'ultima sensibilizzazione è quella operata in Cattedrale con l'introduzione del Prof. Vasco Gaiffi, di Diego Pancaldo e di Edo Biagini, musiche suonate a due organi e la conclusione del Vescovo Simone Scatizzi. Ma il Comitato Diocesano non si è limitato a queste iniziative prima della Beatificazione: le indicazioni più importanti riguardano il cammino successivo. È stato programmato un Convegno di studi sui santi di Pistoia e la messa a tema della santità in tutta la programmazione culturale e pastorale della Diocesi. In questo contesto acquistano un rilivo di stimolo e di esemplarità due iniziative. La prima, la realizzazione di un centro di terapie continuative per i malati terminali, per rispondere al particolare carisma della mdre, che si spese a servizio dei morenti. La seconda, un dramma da allestire in teatro. Il dramma è intitolato La Minima ed è opera della scrittrice e poetessa Maura Del Serra. È l'attualizzazione del carisma della Caiani entro dimensioni drammaturgiche, con alti passaggi intensamente lirici; ad esso è interessata la Radiotelevisione Italiana. In verità, la scelta della via teatrale non è solo una risposta all'esigenza che il teatro sia sempre più aperto, come luogo di espressione poetica, creativa e comunitaria per le nostre città: il dramma La Minima è un lavoro che è funzionale a far scoprire nella donna che fa il teatrino dei burattini e si chiama “Madre generale” nel servizio ai feriti di guerra, il centro interiore di una figura che mette in questione tutto il nostro modo di vivere.


“La Tribuna”, n. 15, 15 aprile 1989

Beatificazione di madre Margherita Caiani. Relazione del Comitato Diocesano


[...] Sul piano culturale-letterario, di particolare interesse è l'opera teatrale appositamente creata dalla scrittrice Prof.ssa Maura Del Serra dell'Università di Firenze, opera intitolata La Minima. È un tentativo giudicato di largo interesse anche perché rispondente alle mete che il Papa ha recentemente dato per la valorizzazione del teatro come mezzo di comunicazione. Il dramma è allo studio della RAI per un allestimento teatrale nel prossimo autunno, in cui verrà stampato dalla prestigiosa rivista teatrale “Hystrio”. […]


“Bollettino Diocesiano”, organo ufficiale

della Diocesi di Pistoia, maggio-giugno 1989.

In due atti la vita di madre Caiani Pubblicata su “Hystrio” l'opera di Maura Del Serra


“Hystrio” la rivista trimestrale di teatro e spettacolo diretta da Ugo Ronfani pubblica, sull'ultimo numero, il testo inedito di Maura Del Serra La Minima: un lavoro in due atti che trasferisce in un'azione drammaturgica contemporanea la figura di Madre Margherita Caiani, dall'infanzia povera fino alla glorificazione sugli altari avvenuta domenica 23 aprile di quest'anno.

Il testo è nato su commissione proprio in occasione di questo evento e continua un discorso sul teatro religioso in Italia: “il nostro laicismo non ne è imbarazzato” – scrive la rivista – “perché crediamo che civiltà teatrale e pluralismo culturale coincidano”.

L'autrice è nata a Pistoia nel 1948, città dove vive. Insegna Letteratura Italiana a Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Ha ottenuto, in passato, alti riconoscimenti per la sua opera poetica. Ha scritto altri testi teatrali su Simone Weil e don Lorenzo Milani, nonché fraquentazioni critiche di Campana, Rebora, Pascoli, Claudel, Ungaretti, Pasolini, Jahier.

Dopo aver minuziosamente consultatao i documenti riguardanti madre Caiani (la sua vita, le lettere, gli appunti non ufficiali) Maura Del Serra – scrive “Hystrio” – ha inteso restituire sulla pagina la forza spirituale, attiva e contemplativa insieme, di questa figura di donna. La figura della Caiani è stata attualizzata, calata e messa a confronto con il mondo contemporaneo. La vicenda è ambientata in un parco romano vicino al Vaticano dove, il giorno della beatificazione, la suora appare a un uomo e a una donna, entrambi immersi nei loro problemi e nelle loro crisi esistenziali. La suora instaura un dialogo e i due si “sciolgono” fino alla conclusione che, peraltro, resta aperta ad ogni sviluppo. A questo punto, madre Caiani, “la piccola sigheraia che reinventò la pietà”, scompare dalla scena: i due non hanno più bisogno di lei.


“La Nazione”, Prato, 6 dicembre 1989

Madre Margherita Caiani in un dramma teatrale

“La Minima” di Maura Del Serra


Sabato 16 dicembre, nell'aula consiliare della Provincia di Pistoia, presentazione del dramma La Minima, scritto da Maura Del Serra. Il testo, commissionato alla poetessa pistoiese in occasione del processo di beatificazione di Madre Margherita Caiani (conclusosi il 23 aprile 1988), narra un ipotetico incontro della Santa con un Uomo e una Donna non meglio identificati, in un parco vicino al Vaticano, proprio il 23 aprile dello scorso anno.

I due personaggi “terreni” che rimarranno senza nome fino alle ultime battute – quando, presentandosi, diranno di chiamarsi Lorenzo e Lucia – sono entrambi chiusi nel proprio egocentrico dolore e nel più totale rifiuto alla comunicazione: la morte del figlio tossicodipendente per l'uno e il tradimento del suo “concubino” con la figlia per l'altra, li hanno condotti ad una volontaria ed inesorabile auto-emarginazione.

“Un testo di religiosità laica” – lo ha definito Ugo Ronfani, il direttore della rivista “Hystrio”, su cui è stato pubblicato il dramma – “che in qualche modo potremmo inserire in quella tradizione teatrale che fa capo a Diego Fabbri”. E molte altre parole che per problemi di spazio non possiamo riportare, sono state dette sabato scorso intorno a La Minima.

Ci limitiamo soltanto ad indicare che la pièce si trova sul numero 4, anno II, di “Hystrio” – “Rivista trimestrale di teatro e spettacolo”.

Ma l'arrivo della semplice ed apparentemente fragile “suorina” aprirà di nuovo i loro cuori e, mentre all'inizio essi si mostreranno scettici ed ironici nei confronti delle parole di Margherita, alla fine i due scioglieranno ogni riserva, pronti addirittura a seguirla per portare aiuto a coloro che ne hanno bisogno.


“La Vita”, domenica 24 dicembre 1989


Un momento della rappresentazione de La Minima

nella Cattedrale di Cosenza, 21 marzo 2004


Note di regia

Ho colto la proposta di mettere in scena una pièce a tema sacro come una sfida, come d'altronde è nel mio stile spaziare in tutti i generi dello spettacolo per capire e saperne di più. Esplorare quindi i territori della spiritualità, confrontarmi anche con l'esperienza, proiettata oltre la storia, della santità. Nell'aridità culturale di questo nostro tempo dove la voglia di vivere è consumare velocemente tutto, è giusto e necessario fare teatro religioso, perché c'è bisogno di fede, c'è bisogno di credere a una Verità, la più coinvolgente possibile, nella forma espressiva più coinvolgente possibile.

Ho pensato subito a La Minima di Maura Del Serra, un dramma impregnato di mistica serenità, volto all'apologo religioso e attento alle idee e ai valori. Un'opera poetica che ben si inserisce nella drammaturgia cristiana. Lautrice è uno degli intelletuali più preparati e sensibili della sua generazione. Personalità come la sua, ricche di interessi e di talenti, sono oggi assai rare nel panorama della cultura italiana.

La pièce, tratta da La Minima che andremo a rappresentare, trasferisce in un'azione drammaturgica contemporanea la figura di una Suora Minima (è Suor Elena?) dall'infanzia povera e devota fino alla glorificazione degli altari. La Minima è una donna autodidatta in tutto, segnata dal coraggio umile e adamantino proprio della religiosità popolare, calata e messa a confronto col quotidiano nei suoi problemi e nelle sue lacerazioni.

L'azione si svolge in un parco romano vicino al Vaticano. Nel giorno della sua beatificazione, la Suora appare a un Uomo e a una Donna che fino all'ultima battuta restano senza nome, sia perché figure "anonime", e quindi esemplari, sia perché privi di identità interiori. L'Uomo e la Donna non sanno nulla della Suora, sono interamente chiusi alla comunicazione reciproca, immersi nei loro rispettivi problemi e grovigli esistenziali - tipicamente contemporanei - che li hanno portati per disperazione ad auto-emarginarsi dalla vita attiva. Via via che la Suora riesce con naturalezza ad instaurare con loro un colloquio i due si sciolgono, si scoprono reciprocamente e divengono capaci di interessi. La Minima sparisce quando i due non hanno più bisogno di lei, quando sono ormai in grado di riconoscerne la santità come lievito, luce, senso del sacro che anima e sostiene la vita di ognuno. Solo allora si presentano con i loro nomi l'una all'altro, è la catarsi conclusiva che resta peraltro aperta ad ogni sviluppo.


Anna Giannicola Lucente

(2004)

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