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Maura Del Serra

La solitaria ricerca lirica di Maura Del Serra - per necessità refrattaria al formalismo nihilistico delle avanguardie quanto alla coralità aggressiva dei vari gruppi neoterici contemporanei - persegue l'intemporale avventura della poesia come conoscenza, insieme vitale ed ontologica, sensibile e spirituale: una quotidiana "magia pratica" se si vuole, spontaneamente più consentanea all'antico ermetismo nella sua accezione di gnosi religiosa che alle novecentesche correnti letterarie note con questo medesimo epiteto ed eredi della disperata scommessa verbale mallarmeana; memore, se mai, della vertiginosa e umile consumazione di Rebora nell'ortodossia ecclesiale o delle bianche sintesi visionarie della Dickinson in una regola ritrovata. Tanto è unitaria la radice, il primum di tale esperienza, quanto molteplici le sue consonanze europee ed extraeuropee (rese tuttavia omogenee, al di sopra dei gironi storico-culturali, dallo stesso regime metaletterario e sincronico della parola-cosa quale traductio di una essenziale, multiforme epifania del divino nell'umano): la mistica medievale e barocca, da Jacopone a Eckardt a San Juan e George Herbert, l'amor Dei intellectualis fatto carne e opera in Simone Weil, o la lezione convergente delle varie tradizioni sapienziali, dall'eredità orfico-platonica e dai vangeli gnostici all'alchimia, al sufismo e al taoismo, accostate non per onnivoro sincretismo o libido dottrinaria ma per naturale "sete della fonte"; a tali elettive ascendenze può aggiungersi in parallelo la frequentazione della scultura romanica o della pittura di Piero, o l'amore per le lodi monodiche del canto gregoriano, per la passione convertita in preghiera da Monteverdi o dall'ultimo Mozart "iniziato" che contempla la fiaba vitale in dolente allegrezza, o la reverenza per i ciclici duomi bachiani. La poesia, dunque, è intesa da Maura Del Serra come prassi creativa secondo l'etimo, esercizio d'arte o artigianato verbale-conoscitivo, tentata aderenza al nucleo della divina creazione continua del mondo; ovvero come scienza sperimentale della soglia, del limes e delle scintille fra umano e sovrumano, mortale e metafisico; come bilancia, sezione aurea, croce degli opposti o pietra di paragone che dir si voglia fra anima e parola, errore e verità; potenziale - se non attuale e costante - paradigma di verità secondo l'insegnamento goethiano (ma già secondo la fede paolina nella spada della charitas come salto dall'immagine specchiata o golem alla vera forma e insieme come amorosa, perenne incarnazione della seconda nella prima).

In concreto, le tappe di questa sorta di lirica euristica sono state finora la scarna silloge d'esordio L'arco, dove le cifre analogiche di tale operazione conservavano una sorta d'ideale, cristallina e fin quasi astrattamente irta postulazione di emblemi, di premesse sintetiche dell'unità fra microcosmo e macrocosmo o della loro dolorosa scissione nell'esperienza dell'io; indi La gloria oscura, più complessa raccolta di svincolo, nella cui tripartizione la dialettica dell'umana circonferenza attorno al centro invisibile si arricchisce svariando in armoniche composite (la fondamentale esperienza della famiglia e della maternità come radicamento sostanziale, gli animati duetti-duelli fra civiltà e natura, elemento maschile e femminile, il recto e il verso del "vario fuoco", gli incanti dell'infanzia e il "tempo anfibio" della storia riflesso nel tempo interiore agonico e multanime); e, infine, le recentissime Concordanze parimenti tripartite e chiuse dalla sezione-epilogo Due miti (che propone appunto il recupero della dimensione mitica greca in chiave metamorfico-apollinea e, latu sensu, cristiana) segnano fin dal titolo un nuovo pegno e impegno - anche tecnicamente più incisivo - di fedeltà alla visione unitaria e di catarsi dagli errores della propria fragile condizione in "geometrie della pietà", ritrovate attraverso una profonda esperienza di morte e rinascita. I frutti di questa svolta vengono infine progressivamente assumendo nelle poesie inedite della costituenda quarta raccolta, un sapore di più schietta e cordialmente ironica vivacità vitale, che senza alterarne i colori asciutti e oggettivi concerta gli inediti risvolti "teatrali" e ludico-drammatici delle voci dell'esistenza, accolte con crescente, grata pienezza.

Poeti della Toscana

a cura di Alberto Frattini e Franco Marescalchi

Forlì, Forum Quinta Generazione, 1985

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