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SORELLE BRUCIATE

  • Maura del Serra
  • 2 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

EROS E LUCE

Mariapia Frigerio


Il teatro è quanto ci viene subito in mente pensando a Maura Del Serra. Testi teatrali che vantano notevole originalità che si sviluppa in un’attività più che trentennale con forme sceniche varie, tra il corale, il dialogico, il monologante, in una scrittura che alterna versi e prosa, visionarietà e quotidiano. Un teatro in cui fondamentale è l’eros espresso in tutte le sue pulsioni. Un teatro

di presenze in cui si incarnano le voci interiori dell’autrice. Citiamo dall’introduzione di Antonio

Calenda al suo primo volume Teatro (Petite Plaisance, 2015): «Si tratta di testi che affascinano già alla sola lettura […] Per Maura Del Serra le parole […] sono elementi vivi […] parole scolpite, chiare, talvolta nude nella loro cruda verità». E si potrebbe continuare con Marco Beck che introduce Altro teatro (Petite Plaisance, 2019): «Maura Del Serra ci induce a pensare. Ci costringe, anzi, a pensare, a meditare». L’autrice è non solo drammaturga, ma anche critico letterario (ha dedicato monografie e saggi a numerosi scrittori italiani ed europei), e traduttrice dal latino, tedesco, inglese, francese e spagnolo. Il suo teatro è fatto di personaggi storici rivisitati, di poesia teatrale. Ed è quest’ultimo aspetto l’aggancio con la sua poesia, perché c’è nella sua produzione

una sorta di vasi comunicanti tra teatro e poesia. Una poesia che è stata giustamente definita «poesia pensante », ma che per noi è anche poesia della bellezza, poesia della grazia. Una poesia colta (ma che non sfoggia), con evidenti aspetti teatrali come in Altra canzonetta dell’errore in cui si alternano, teatralmente, due voci. Un testo, quello di Del Serra, in cui regna l’amore, nel senso universale del termine, ed è curioso che proprio la prima poesia, posta quasi in esergo fuori dalle quattro suddivisioni, sia dedicata al marito Moreno Fabbri: A Moreno, e ai coniugi cinquantennali.

Poesia d’amore, ma anche programmatica della personalità dell’autrice e del suo consorte: «Non fui mai una “ragazza da marito” / né tu un più improbabile “ragazzo da moglie”, / né assai poco ambedue “cocchi di mamma”. / A noi, un po’ anarchici individualistici, / un po’ conservatori di ignoti paradisi, / non si addicevano i timbri linguistici /

dell’Ufficio Postale. […] i parenti stupefatti / alla vana ricerca del “frutto del peccato” […]».

Abbiamo già accennato alla bellezza dei versi di Del Serra e il primo della prima poesia, Religione, nella prima sezione Il viaggio verticale, ne è esempio lampante: «Mi fermai sulla soglia di ogni tempio». A questo vorremmo aggiungere quelli della poesia I messaggeri: «Ma solo la farfalla con i suoi ghirigori / scrive la storia dell’arcobaleno / nei suoi sentieri di luce tra i fiori». Ma non manca, nei suoi versi, anche una grazia “civile” come nei confronti dei suoi sconosciuti colleghi con A ogni

poeta oscuro con in esergo «canzonetta premio (di consolazione) »: «La fama editoriale / manca e ti fa star male? […] Dunque non disperare, / caro amico ignorato / dai media nazionali: / al più brutto anatroccolo/ spettano canti ed ali». La seconda delle sezioni titola Come attraversare i muri. In questa sono più presenti tematiche odierne come femminicidi, guerre, Europa, pace. Una pace ben rappresentata nei versi di Nuovo canto dei pacifici: «Noi combattiamo in pace / la nostra guerra […]», così come la libertà in Inno delle talpe libertarie: «Ma noi, minuta schiera / di talpe innamorate della luce solare / […] noi, / senza nome o bandiera, artiste dei pericoli». La terza è Scherzi di natura in cui abbondano citazioni “amorose” di opere d’arte: dalla Cappella Sistina ai vasi greci, dalla raffaellesca Madonna del Cardellino all’Angelo romanico. Nella quarta e ultima, Biopsichie, l’amore per la poesia regna sovrano, da Friedrich Hölderlin a Emily Dickinson.

Vorremmo ancora parafrasare sia Calenda sia Beck. Così vogliamo ripetere che le parole delle poesie di Maura Del Serra sono «scolpite e chiare» e, come i suoi testi teatrali, «affascinano e ci inducono a pensare». E ad amare.

 
 
 

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