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  • Maura del Serra

Taccuino di un vagabondo europeo

Aggiornato il: feb 5







Prima di affrontare la lettura di Michael Hamburger, uno dei poeti più significativi del nostro tempo, vale la pena porsi di fronte a un motivo caratteristico della sua attività. Hamburger, per dirla in breve, non ci ha mai dato una produzione in lingua tedesca, nonostante sia nato a Belino, da famiglia ebraica, nel 1924. Trapiantandosi a Londra giovanissimo, si è cimentato unicamente nella lingua inglese, perseguendo i suoi temi favoriti con una costanza davvero encomiabile. Come osserva con particolare finezza critica la curatrice di quest'antologia, Maura Del Serra, "le vicissitudini della vita e dell'anima hanno fatto di Michael Hamburger un acuto e profondo poeta dell'esilio, ben addentro, per lunga e tormentata fedeltà, alla linea tragica europea novecentesca. [...] In tutta l'opera di Hamburger, pervasa ed innervata in modo consustanziale dalla matrice classica e da quella biblica - in particolare i libri sapienziali come l'Ecclesiaste e Giobbe - vibra con un pathos eloquente che è insieme individuale e corale, [...] l'opposizione tra inquieta, incombente memoria tragica e necessario oblio pacificante".

C'è anche da osservare l'insistenza con cui il poeta tratta i temi più scottanti della nostra vita attuale, con una profondità, anche di pensiero, che ha pochi eguali nella lirica più recente di lingua inglese. "Bene. Siamo più vecchi" - leggiamo in Ode alla gioia - "L'aria più sporca blocca / o ispessisce le onde che emanavi. / I computers tracceranno un persorso / per far tornare a casa i viandanti senza casa, / i fiori selvatici che cercavi sbocceranno su carta" [...]. Ma la memoria storica resta sempre in agguato, nei versi d'una poesia che riesce a ricordare il dramma di Treblinka e dei campi di sterminio senza mai scadere nella retorica d'uso.


Giacinto Spagnoletti

Dal risvolto di copertina

Addio a Michael Hamburger, poeta dell'esilio

Il 17 giugno è morto nella sua casa di Middleton, nel Suffolk, Michael Hamburger. Poeta, traduttore, accademico, nacque a Berlino nel 1924 in una famiglia ebraica non praticante, che nel 1933 emigrò in Inghilterra, dapprima ad Edimburgo e poi a Londra. Grazie a una borsa di studio Hamburger studiò alla Christ Church di Oxford. A sedici anni decise di dedicare la sua vita alla poesia ed ebbe la fortuna di conoscere e confrontarsi con amici e poeti appena più anziani come Dylan Thomas, W. H. Auden, Philip Larkin, John Heath-Stubbs, Ezra Pound e soprattutto T.S. Eliot, con il quale fu in corrispondenza e su cui scrisse tre saggi. Al 1943 risalgono le prime traduzioni di Hamburger da Hölderlin. Nello stesso anno fu richiamato alle armi e prestò servizio come interprete in Austria e in Italia, dove studiò l'italiano per leggere Dante. Tornato in Inghilterra e completati gli studi, intraprese la carriera accademica e insegnò all'University College di Londra, all'Università di Reading, in diversi atenei americani e poi a Essex. Parallelamente all'attività accademica continuò quella di traduttore: nel 1946 uscì la sua versione di Baudelaire (Twenty Prose Poems) e, dagli anni Cinquanta, pubblicò traduzioni da autori di lingua tedesca, tra gli altri Brecht, Celan, Rilke, Grass. Tra i suoi saggi di maggior successo, ricordiamo The Truth of Poetry. Tension in Modern Poetry from Baudelaire to the 1960 (1968; trad. it.: La verità della poesia, Il Mulino).L'esordio come poeta avvenne nel 1945 con la raccolta Later Hogarth. Un primo volume di Collected Poems uscì nel 1984, seguito da un secondo volume aggiornato nel 1995. A Mug's Game (1973) e String of Beginning (1991) sono i titoli delle sue due autobiografie. In italiano un'antologia di versi di Michael Hamburger è uscita nel 1999 nella collana della Fondazione Piazzolla diretta da Giacinto Spagnoletti (Taccuino di un vagabondo europeo, a cura di Maura Del Serra). Nell'introduzione al volume la curatrice scrive: "Le vicissitudini della vita e dell'anima hanno fatto di Michael Hamburger un acuto e profondo poeta dell'esilio, ben addentro, per lunga e tormentata fedeltà, alla linea tragica europea novecentesca [...]. In tutta l'opera di Hamburger, pervasa ed innervata in modo consustanziale dalla matrice classica e da quella biblica - in particolare i libri sapienziali come l'Ecclesiaste e Giobbe - vibra con un pathos eloquente che è insieme individuale e corale [...] l'opposizione tra inquieta, incombente memoria tragica e necessario oblio pacificante [...]".

Hamburger scriveva in inglese. La sua opera è stata tradotta in tedesco dal poeta Peter Waterhouse. Per la sua opera di traduttore e diffusore della poesia e della letteratura tedesca ha ricevuto lauree honoris causa e molti premi prestigiosi in diversi paesi europei. Hamburger ha trascorso gli ultimi vent'anni della sua vita nel Suffolk con la moglie Anne File (la poetessa Anne Beresford, sposata nel 1951) e i figli, dedicandosi alla vita familiare, alla poesia, alla musica e al giardinaggio; era un appassionato di specie rare di meli, che riproduceva non con il consueto metodo dell'innesto, ma piantandone i semi. Una volta riuscì a coltivare con successo, e grandissima soddisfazione, una varietà rara da un torsolo raccolto nel giardino di Ted Hughes. "Ovunque io muoia, seppellite / ciò che resta di me, dimenticato; / mai mi curai di avere fama, / del breve sopravvivere di un nome. / Lasciatele, anche queste pagine, / laggiù a disfarsi insieme a me / o fatele esumare, e al soffio / del vento fate che si disperdano. / Anche se i libri e le pietre tombali / sono sublimi, perpendicolari, / rovineranno, crollati a terra / come ciò che commemorano; ed io/ trapasserei più volentieri / nel verde anonimo dell'erba: / là, vivo o morto, come un vagabondo, / non tornerò ad alzarmi, ma ad errare". (trad. di Maura Del Serra)


Cronache

a cura di Angela Urbano

in "Poesia", 219, settembre 2007, p. 31

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